"Scrivere poesie non è difficile.Difficile è viverle.." Charles Bukowsky

mercoledì 5 novembre 2014

Luminosa rugiada




Solitario t'ho cercata
nell'angolo remoto
d'un vecchio lume ardente.

Un gemito sonante
disperdeva l'incertezza
riversa sopra albe spente
e tramonti privi di colore.

Ora, trascende impervia
l'immane impronta
patinata nella notte.

Sottili cristalli di pianto
s'addensano nelle spirali umane
e la taciturna miseria
penetra lentamente nelle viscere
d'una terra morente.

Il freddo diviene amico dei pensieri.
Racconta la genesi d'un dolore
come il mutevole respiro
dell'ultimo malato terminale.

Guardo le tue mani affusolate
e l'intima vecchiaia si nasconde
tra le rughe asimmetriche
scavate dal logorio fecondo
d'un tempo assassino.

Lentamente mi spingo
nella luminosa rugiada
a compiere l'ennesimo gesto d'amore
sopra cieli immensi e nuvole bianche.
...Infinita bellezza d'un mondo
che fuoriesce dal canto del tuo cuore.

martedì 21 ottobre 2014

Cade la neve




Confuso nelle mie memorie,
ascolto la voce della neve.

Intensi petali bianchi
lentamente cadono
seguendo imperfette linee d’amore.

Struggente sinfonia di colori.
Il giardino innevato riposa e tace.

Gocce di ghiaccio cesellano
l’animo inquieto di questo poeta
perso nel tormento di un bacio silente.

Un candido mantello
mescola gli umori dell'anima
mentre il fumo di una sigaretta
risale il vortice della luna
e si perde nell'intimo della notte.



lunedì 20 ottobre 2014

Due lanterne sul mare




Opaca ombra
che veleggi sul mio cuore
libera l’ossequio della mia voce
e chiudi nell’immolata bellezza
un silenzio profondo.

La mia anima diviene conchiglia
e scandaglia un’infinita solitudine
quando il gemito dell’onda marina
urta le pareti dei miei ricordi.

Questa è la notte piu’ lunga
vorrei sentirmi vivo nel mio silenzio
mentre una tenerezza imperiosa
stringe forte le mie braccia.

Asciugo  il tuo volto dal sale di lacrime.

Cristalli di stelle splendono
sul manto appiattito di un’oceano
lontano un richiamo d'amore
che scorre lento tra il soffio del vento
e si perde  nel riflesso tenue
di due lanterne fisse sul mare.


Lacrime d'amore



Sospeso nei grigiori dell'anima
ripercorro le strade
che conducono nel vortice dei pensieri
-increante necessità che vibra nel cuore-.

Mi ritrovo lontano dal tuo battito fecondo,
lontano da ogni forma di vita,
perso tra le lacrime mute e solitarie
che penetrano nella pelle dell'alba
e baci rubati al richiamo della notte.

E tu, profumo inebriante delle mie passioni
mi riconduci lungo un viale colorato
incastonato da rubini e topazi,
 mentre la voce del vento
sembra ascoltare questo richiamo d'amore
punto indefinito nascosto nelle galassie
del tuo respiro...

sabato 11 ottobre 2014

Il bacio della notte





 

Molte volte mi sono chiesto
nelle tenebre della notte
qual è il peso di dover decidere
tra il cammino infinito delle stelle
e lo splendore di un alba nascente.

La voce della tua anima
veleggia tra le ombre del corpo
come una minuta pioggia d'Ottobre
che sospira sopra un manto di muschio.

Respiro a fondo il canto dei tuoi pensieri
ricamando la mia sete d'amore
nell’ immensa voce scomposta dal vento.

Un suono riecheggia nei miei ricordi.
Nella descrizione nostalgica
vana è l'attesa di una ricerca esasperata.

Sogno l'ennesimo bacio della notte
lo stesso avverbio del tempo
che scende lento nel tuo intimo
...stella silente  che declama 
l'ennesimo sospiro nel cielo infinito.

giovedì 11 settembre 2014

Il mio tempo




Ho ritrovato il mio tempo.


Quel tempo remoto laddove 
il corpo e l'anima si frantumavano
dentro una tela lacerata dal male.

La vita mi ha sepolta viva
lungo le chiome dell’omerta’
come l’ennesimo cielo perduto
nell’incertezza di un Dio minore.

Ho toccato le cose morenti
e disperso le immagini
nel mistero della solitudine.

Nel sonno della notte
mi sono aggrappata piu' volte
al volto di un angelo misterioso.

Spiccavo con lui il volo interminabile
verso nuove cime innevate.

Ora quell'angelo è disceso silenzioso
nelle spirali del mio cuore
liberandomi da questo bozzolo di paura.

Ed io, finalmente ho ripreso a volare
nel mio tempo infinito
ritrovando per un solo istante
quella goccia consapevole d’amore
che brilla come una perla
nell’incanto colorato dei miei giorni...


mercoledì 10 settembre 2014

Un gorgo d'amore



Un gorgo d'amore
colma l'abisso di un sogno infinito.

Ma se tale amore
non ti sia specchio, tu dispieghi
la luce in veli di seta.

Tu sei il respiro
che ritrae dalla mia anima,
l'essere vivente, il Neshamah
radicato in ogni suo pensiero.

Tu sei la meravigliosa notte di stelle
persa nella perfezione del tuo incanto.

Tu sei la luminosa rugiada
che sboccia dalle tue dolcissime labbra

L'argine dei ricordi




Piove.

Tutto tace nel perimetro
d'una stanza disadorna.

Affido lo scritto dei pensieri
al lento oscillare d'un pendolo
posto lungo l'argine dei ricordi.

Tu sei presente in me.

Un gioco necessario
nell'intimità di ombre remote
e disadorne immagini di passione.

Ascolto l'immensità delle parole
mentre accarezzo i tuoi capelli
nel vocio del vento di Zefiro
- embrione della mia passione-.

Il tempo divora notti insonni.

Ed io, assaporo la speranza
di questa fraterna ricchezza
nell'attesa d'emigrare nel tuo mondo
come una zattera persa nell'infinito.

Nessuno scriverà il mio nome
nell'epitaffio del nostro incontro.

Immobile ti chiedo
di contemplare i miei occhi,
eternamente aggrappati al dolore
che riflette nel profondo dell'anima
e di consumare l'ultimo respiro
nella libertà d'una semplice ragione d'amore.

Cosi' lontana da sogni beffardi.
Cosi' dolce allo sguardo dell'universo.

Un sogno proibito




Un sogno proibito

si è posato sul fondale del mio cuore
perso tra parvenze di colori
che s’adombrano nella tua dolcezza .

La voce non ha ricordi questa sera.

Ripeto a memoria l’avverbio dell'istante
come un nido d’amore
costruito dentro la tua anima.

I pensieri sono puri, innocenti.
Sensi di profonda palpitazione
si cullano immemori
nella speranza di un brivido rubato al vento.

E’ impossibile descrivere il mio girovagare
laddove un’ accordo dissonante
sale nell’alto silenzio di questo mattino.

Un desiderio di me stesso
obbedisce alla legge di una stella cadente
mentre un bagliore frenetico
si fonde nell' intimo della luna.

Domani apriro’ le porte a questo mondo
mi dissetero’ bevendo dei tuoi baci notturni
e provero’ a descriverti nell’incanto
la luce del tuo sospiro.

I respiri della notte



Non esistono confini
che segnano il divario 
dei nostri amori.

Pupille allucinate dalla speranza
osservano il calvario delle ore
che lente percorrono le umide
periferie della nostra vita.

Ecco... la vita.

La stessa vita che si perde 
nelle infinite sensazioni 
aggrappate sul fondale dell'anima,
disperse nella voce del vento,
cesellate nel volto rigato
di una madre sola.

E tu, rendi questi attimi
miele che fuoriesce
dai cirricumuli dei nostri pensieri,
essenza di mare laddove
onde spumose bagnano la tua pelle,
sale che asciugo da lacrime omertose,
follemente silenziose.

E tu,...
tu vivi negli attimi della mia solitudine
come il riflesso vitreo di un raggio di sole
che si fonde nell'intimo del tuo sorriso.

Cosi' dolce agli occhi del mondo.
Cosi' ricco ai respiri della notte

mercoledì 27 agosto 2014

Déjà vu di un giorno d'estate




Questo è il giardino dell'eden
laddove raggi obliqui
trafiggono l'ultimo respiro d'amore.

Tutt'attorno tace.

Tace l'imbarazzo delle ombre,
fuggevoli fiori dell'anima
che cesellano  notti insonni
passate tra l'oblio incessante
dei tuoi baci intensi.

E tu, chiusa nel tormento
ti elevi nello sguardo purpureo
perso nelle folte spirali del cuore.

Le tue mani sfiorano le mie
e nella conta infinita delle ore
fisso le tue dolci pupille
e le pongo al di là della luce
sopra giacigli di confidenze.

Carezzevoli sinfonie
distese nell'intimo del tuo seno....


martedì 19 agosto 2014

Recensione alla raccolta di poesie "Lanterne per riconoscermi" di Maria Luisa Mazzarini




Conosco da tempo l’amica e poetessa Maria Luisa Mazzarini, e vorrei affermare senza timori di sorta d’esserne intellettualmente onorato per la stesura di questa recensione inerente la sua ultima raccolta di poesie dal titolo “Lanterne per riconoscermi” edito dalla casa editrice Divinafollia.

Ho letto e riletto con attenzione questa silloge,  ed ho potuto ritrovare nelle parole dell’autrice  le note più autentiche della poesia stessa là dove la sensibilità umana tende a dipingere, seppur in forma ermetica, quella strada  fatta di sogni, di doni, di emozioni, di illusioni, di abbracci e di baci… frutti talvolta aspri, incompresi,… ma sempre lontani dal carattere di insapore cosmesi che hanno i prodotti di serie.

“Taci/Non aggiungere parole/a un silenzio/pieno di voci/Il cielo/il mare/il vento/ Ascolta/il cuore della notte/fino all’aba/ora si parliamo,/tenendoci per mano”
Versi che non perdono mai il contatto con il cuore, versi che sanno volgere lo sguardo sia al rigagnolo delle emozioni che scorrono  accanto al cielo in perenne mutamento di colori e segni. 

E’ questa  la poesia che nasce dalla sua totale liberazione dell’anima, lontana  da toni epigonali e stanche ripetizioni, da sperimentalismi crespi di qualsiasi sorta.

“A tocco lieve/di soffioni d’erbe/nel vento si perdono/Eppure/d’essenza d’amore vivevano./solitari/sul ramo cantano/usignoli”
Ecco la bellezza che è nella luce che esalta la natura delle cose e che non si somma, ma si amalgama nei giochi di sovrapposizione a partire dai suoi elementi più piccoli.

La concretezza dei versi si fonde con un’esigenza comunicativa aperta agli altri e alla ricerca di parole che svelino il senso delle relazioni umane, frammenti del proprio io, che aderiscono ai luoghi e ricordi del suo essere donna.

In Maria Luisa predomina lo sguardo che si sofferma sui particolari, coglie stati d’animo e colori ma tutto rimescola nelle insolite traiettorie della poesia:

“D’assenzio/labbra serrate/senza rossetto/a interrogare/un perché/perso/nel silenzio/d’un orgoglio/senza luna”

Chi scruta, guarda, sbircia, vede e, insieme, tesse fili, lo fa spesso guardando non solo indietro, al ricordo, ma innanzi a sé, «al di là del vetro», sa cogliere la luce giusta e, con moto proprio, illumina, indirizzando lo sguardo di chi legge e ascolta, il dettaglio e l’insieme, il colore e il candore. 

Illumina scene presenti e passate, oggetti cari a chi scrive e carichi di “segni”: cieli di stelle e perle di smeraldi incastonati nelle spirali di una vita senz’alcun respiro.

“Dal giardino/nevicano fiori/Su tende velate di rosa/veste/di sogni…”
Una poetica, quella di Maria Luisa Mazzarini, che rivendica la propria dignità ad esistere facendone la ragione stessa del fare poesia, al pari di metafore che divengono al tempo stesso  creature che si espandono dall'essere al divenire.

Da qui la creaturalità, che si snoda in un ciclo continuo proprio della femminilità per eccellenza, un incipit che immette nell'atmosfera di una scrittura romantica, fascinosa e sapienziale, propria dei connotati sematici delle sue parole, le stesse  che diventano  ritmo del corpo, chronos dello spazio, anche in una visionarietà onirica. 

Concludendo vorrei sottolineare come la poesia di Maria Luisa Mazzarini  sceglie un linguaggio semplice per descrivere la complessità dell’ego e dell’anima.

L’accessibilità del linguaggio è un merito conquistato a dispetto di chi facilita in apparenza, ma banalizza nella sostanza. Il mondo nelle cose si percorre in volo e si torna a ripercorrere per scelta, soffermandosi ogni volta su un aspetto nuovo, diverso, ma articola e argomenta un invito ad aguzzare lo sguardo e, di conseguenza, a operare scelte.

A tal fine ho voluto scegliere un aforisma di un celebre filoso e poeta a me caro – Khalil Gibran – lo stesso usava dire:  “Vorrei che andaste incontro al sole e al vento con la pelle, più che con il vestito, perchè il respiro della vita è nella luce solare e la mano della vita è nel vento.

giovedì 14 agosto 2014

"La casa nel borgo" Maria Enrichetta Giornelli (recensione)


 
 





RECENSIONE ALL’AUTORE


Carissimi lettori mi accingo per la seconda volta, nel volgere di poco tempo, a recensire l’ultimo straordinario lavoro dal titolo “La casa nel borgo” dell’amica poetessa Maria Enrichetta Giornelli, un mix intelligente ed eterogeno incastonato tra racconto tradizionale e silloge poetica.

Da una prima lettura dell’opera in questione, sono rimasto colpito dalla straordinaria sensibilita’ della sua narrazione, testimonianza di una singolare ricchezza umana e caparbia liberta’ emotiva.

Il linguaggio utilizzato da Maria Enrichetta è un linguaggio discorsivo, tenue, quasi colloquiale, seppur illuminato dalla grande cultura e conoscenza dei classici. Il suo “scrivere” è consolidato da figure evocate con amorevole dolcezza propriamente crepuscolare: la famiglia, la zia Amelia, la terra nativa, il mondo agreste che circonda il borgo e, soprattutto, la natura. Una natura “personificata”, tutt’uno con l’autrice, che vive una sorta di autentico panismo che la riporta alle antiche radici origini d’una umanità non ancora corrotta dal progresso, rispettosa del suo mondo e delle sue matrici sociali - culturali.

  • “La sera rimanevo con il nonno nel saloncino della musica tra le litografie che rappresentano ritratti di presunti antenati e lo ascoltavo passivamente , fissandone gli occhi sognanti nelle pupille socchiuse, mentre suonava al violino vecchie arie.”
Ogni parola di Maria Enrichetta nasce da uno slancio esistenziale laddove questa peculiarita’ viene espletata in modo elegante, dolce, non aggressivo,…mai ridondante e, soprattutto, una sorta di “sermo humilis” lontano da rigurgiti retorici . Per lo piu’ la ricerca insita nella poesia, intesa quale elemento edificate dell’umanità, diviene forza interiore che sviluppa una concezione vitale dove la poesia stessa non è piu’ “ leggenda” bensi’ movimento costante dell’intero essere vivente.

  • “Occhi spenti nel buio della luna/ celavano i tratti sfiancati/ di un volto cadente/rigato da solchi profondi/ Racconto dalle tenebre/ l’uomo affidò all’ombra/ la propria vita.”
Nelle poesie di zia Amelia, infatti, sono sempre presenti componenti di malinconia e di tristezza, che, però, vengono bilanciate dal suo amore per il borgo, la sua gente, dal suo incanto per la vita, seppur dolorosa.

A volte, nel suo percorso introspettivo sussiste una ricerca velatamente tormentosa ai propri interrogativi ma, la ricerca o analisi stessa, diviene sempre lucente, capace di raggiungere cristalli di pura ontologia e di etica umana senz’alcuna banalita’ ai contenuti stessi.

  • “Il vento segnava/ nello slancio lieve dei gelsi/ parole affiorate dall’arsura/ di una focosa estate/tra spruzzi di salsedine/nelle grotte intrise di nebbia”

  • “Il fumo delle arse erbe/ cela queste zolle/naufragate nella piazza/dove sprofonda il peso di un’orma/infangata/la melma del tempo/imprigiona l’animo/con la sbarra delle membra/un labirinto di materia/che distrugge lo spirito inerme”

Potrei azzardare a definire questa opera letteraria come la celebrazione delle “piccole cose” di memoria Pascoliana…laddove Pascoli, per l’azione del fanciullino, tendeva ad attribuire grandi valori alle piccole cose, mentre Maria Enrichetta comprende che solo l’accettazione delle cose “quali esse sono” permette di vivere e realizzare tutti quei sogni umani che passano attraverso la poesia.

  • “..sono convinta che la poesia diverrà il nuovo canto del borgo globale dove, accanto le canzoni avranno vita autonoma anche i versi che, con energia inesauribile, scaveranno all’interno di ogni uomo, di ogni cultura, rinvenendovi l’essenza comune della storia universale dell’umanità”

Maria Enrichetta, nella sua delicatezza interpretativa, mette in moto tutto l’essere del microcosmo poetico, dipingendolo sopra quadri di vita là dove tutto diviene “hebel”, cioe’: vento d’amore, soffio del silenzio, sogni che si infrangono all’alba, goccia di vita che evapora nei cuori delle persone, icone rarefatte nelle mani di Dio… un connubio di tutte le vicende soggettive che si appellano continuamente al mondo come contesto, come sede di quel flusso esistenziale da cui solo contingentemente si distacca l'io individuale.

  • “..l’inquietudine di quelle notti quando le lontre, come allora si sosteneva, spostavano le tegole del tetto con impetuoso fragore, mentre le cime dei cipressi si volgevano minacciosamente verso la finestra della mia camera divenendo misteriose ombre trascinate dalla furia del vento”

Entrando nello specifico del suo ultimo libro, potrei dire che mi sono ritrovato in quello “spazio di liberta’ assoluta”, scoprendo il “luogo o fiore piu’ bello ” attraverso valori intrinsechi alla vita, alla pace, alla liberta’, alla giustizia, all’amore in generale, al tempo che si è fermato….ed è appunto quello del tempo il motivo che attraversa e unifica la corrosione e la decadenza del mondo di affetti concordi necessari alla vita e, in primo luogo, all'esistenza della poesia.


Ed anche se gli eventi della vita ti spingono lontano, verso altre sponde, a volte senti la necessità di tornare, correndo da Lei per respirare quell’aria così particolare, quei profumi così intensi che hanno cesellato l’anima della tua infanzia, della tua adolescenza. Senti il bisogno di corroborarti per ritrovare la forza di proseguire nel cammino della vita.

  • “..Il borgo accoglie/la luce del giorno/spemperando le rissose/nubi nei sapori antichi/esalati dalle finestre/ con i vetri fumosi/ nel fruscio della brezza/che annuncia l’autunno”

Ciò che importa, sembrerebbe dire la scrittrice, è ciò che si porta dentro, la passione che si spende, quello che si tiene nel cuore e che forse può durare ed essere ritrovato al di là di ogni mutamento. E' questo cuore il vero luogo della narrazione di Maria Enrichetta Giornelli, un filo esilissimo, fragile e prezioso; un filo dei sentimenti, che si può custodire soltanto con amore....a tal proposito e concludendo, vorrei citare un grande scrittore russo, Fedor Dostoevskij, nel libro “I fratelli Karamazov” , laddove egli stesso scriveva:

  • “ Sappiate, dunque, che non c’è nulla di più elevato, di più forte, di più sano e di più utile nella vita che un bel ricordo, specialmente se è un ricordo dell’infanzia, della casa paterna… Se un uomo riesce a raccogliere molti di questi ricordi per portarli con sè nella vita, egli è salvo per sempre. E anche se uno solo di questi ricordi rimane con noi, nel nostro cuore, anche quello solo può essere un giorno la nostra salvezza.”


martedì 12 agosto 2014

Perduto nell'immenso





Tutto risulto' cosi' appagante
nel dolce risveglio del giorno
dove la mano dell'amore
accarezzava gli ultimi
pulviscoli d'oro della notte
depositati nel manto del tuo profumo.

Nessun canto desta le infinite emozioni
che danzano sopra un palco di stelle
e come passi rotti dalla prima rugiada
bagnano le tue labbra delicate
nel pieno respiro dell'anima.

Io ti guardo perduto nell'immenso
e nulla toglie al ricordo remoto
la vastita' delle tue dolci parole
le stesse che ad ogni ora
scuotono il palpito del mio cuore.





domenica 3 agosto 2014

Irraggiungibile desiderio




Pervaso dai tuoi respiri
innalzavo il canto dell’anima
fino a raggiungere
i limiti omertosi del silenzio.

Ombre solitarie percorrevano
le sponde incantate dei nostri sospiri
laddove i battiti dei cuori solitari
s’ intersecavano nel lento scorrere
del tempo che fugge all’infinito.

Tutto era cosi’ dolce agli occhi del mondo
…tutto era così tenue al pianto della notte.

Irraggiungibile era il desiderio
che pareva essere sempre più ardito
come un nido di seta cesellato
 nelle profonde spirali del nostro amore.

(SIBA)

* curiosando nel mondo dei blogger e di internet ho trovato una bellissima poesia di questo autore/autrice firmata SIBA...ho "rubato " questa perla e postata sul mio blog.


giovedì 31 luglio 2014

Onde del tuo corpo




I tuoi occhi

orlavano la luce del giorno
dentro stretti perimetri di specchi
e lentamente,
ad ogni abbraccio dell’anima
si perdevano
nelle sette fonti d’amore.

E tu, mi apparivi senza veli
nel pudore naturale
che ardeva illimite in quella stanza.

Pazzo, palese in ogni suo singhiozzo
era l'incessante battito del cuore
e l'ombra di ogni tuo sospiro
tremava nelle supreme nuvole bianche
come rondini appese ai fili delle tue palpebre.

by  STEVE  ALLISON

martedì 22 luglio 2014

Una verita' nascosta




Un pensiero d'argilla
plasma l'assurdo respiro,
che tristemente percorre
la coltre magica dei tuoi
orizzonti impossibili.

Osservo la verita' nascosta
che sgorga alla foce
della mia malinconia
mentre il silenzio racconta
le sue misere esequie
spoglie delle proprie radici.

Ma io vivo stancamente.

Vivo nell'impossibile stesura
di uno spartito privo di note
e quando si fa sera adagio i ricordi
e li racconto nel silenzio assoluto
abbracciato lungamente a te
dentro una cella di viva di speranza.


lunedì 21 luglio 2014

Francesco Baccini a Folignano (AP)











L'amico cantautore genovese Francesco Baccini ha tenuto a Folignano (AP) un concerto esibendosi nelle sue migliori interpretazioni...una su tutte la cover di Luigi Tenco "Mi sono innamorato di te". Che dire? Grande Francesco !!

mercoledì 16 luglio 2014

Entro in questo amore come in una cattedrale (Maria Luisa Spaziani)






Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.

Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.

Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.

Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.

Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.

Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei.



Ossessivo pensiero







L'ora della quiete
giace impaurita
nel grembo del firmamento
e muta i suoi riflessi
nella memoria del tempo.

Tu rivivi solinga
la lucidita' della notte
e vegli castamente
nel volto inutile della paura.

Ma la tua immane fatica
resta nella bocca morta
a ricordare antichi presagi
e cerchi concentrici
persi nell'ossessivo pensiero
nascosto nell'arco immenso
del nostro dolce amore.



lunedì 14 luglio 2014

Tu chiamerai il mio nome





Tu chiamerai il mio nome,
lo chiamerai nella follia del vento
sperduto nel vortice della solitudine
calpestando ogni traccia d'umanita'.

Tu chiamerai il mio nome,
forse rinnegando le illusioni della vita
lo chiamerai nel sonno di una preghiera,
sopra un giaciglio di conchiglie,
con la forza dirompente del cuore
perso nelle spirali dell'anima.

Tu chiamerai il mio nome,
lo chiamerai in punta di piedi,
nella vanagloria di un'amore finito,
dannatamente lo chiamerai
nel comune senso di un pudore
o come un'immagine sbiadita dal tempo.

Tu chiamerai il mio nome,
nel vuoto illimite delle cose
lo chiamerai elemosinando i tuoi sogni
amante delle promesse inceste.

Tu chiamerai il mio nome
al riparo tranquillo della notte,
lo chiamerai sopra sponde d'omerta'
appianando il cammino delle lacrime.

Tu chiamerai il mio nome, ed io
staro' perennemente vicino a te
senz'alcuna violenza dell'anima
forse per sempre vicino al tuo respiro.




mercoledì 9 luglio 2014

Love me tender (amami teneramente)





E furono i nostri occhi
la luce dell'incontro,
Il respiro delle cose,
l'ombra fuggevole del piacere
umida come il pianto
e dolce come il miele d'acacia.

E furono le lacrime mute
le sole parole che ascoltai,
i pensieri soavi dell'oblio,
i colori lucenti fissati
nelle spirali esistenziali.

Ma tu, ... tu apri
lo spiraglio dell'alba nascente, 
la brezza che intenerisce il volto,
e bagni con le tue labbra
la greve arsura della mia anima

Ma tutto tace,
e non esiste un ricordo che muore,
che trema nel buio della notte ,
esistono solo i tuoi abbracci silenti
persi nella voce del vento.

Ieri, da questo orizzonte,
s'è  aperto l'istante del tuo diario
laddove le uniche parole 
sono incise sopra un pentagramma 
di lucida follia e tenero amore.

XVII sonetto (cento sonetti d'amore) di Pablo Neruda





Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

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martedì 8 luglio 2014

Il primo incontro







Lungo i confini del viale
respiro l'affanno del tempo
mentre l’edera rampicante
maligna s'aggrappa
sul fondale dell'esistenza.

Ma tu, sciogli queste miserie
donandomi un tenero bacio

Ed io, sospeso tra verdi oleandri
e lati oscuri dell'anima
descrivo la mistica d'amore
che sopraffina s'addensa
nei folti meandri del tuo cuore.

Noi respiriamo a fondo
il racconto di questa poesia

L’iride di un arcobaleno
che cesella infiniti pulviscoli d'oro
persi dolcemente
tra il palmo della tua mano.