"Scrivere poesie non è difficile.Difficile è viverle.." Charles Bukowsky

lunedì 30 giugno 2014

Amanti notturni




Domina il lungo respiro
posto nell’epicentro
dei colori albastri dell’anima
mentre la fioritura di un ciliegio
s’ammanta della sua ombra
nel dolce meriggio di Giugno.

Cristallina è la voce del vento
- quintessenza di un dolce sorriso-
perso nel candore di una solitudine
che lentamente lacera
l’umile tela della nostra poverta’.

Domani riprendero’ con la vita
l’ennesimo dialogo interrotto nel tempo
una stanca e breve narrazione del cuore
che si fonde nell’abbraccio infinito
di due amanti nascosti nella notte.

giovedì 26 giugno 2014

Moon River





Forme irrangiungibili
di pensieri sono incisi
nell’almanacco della mia vita.
là dove scandiscono il passo sottile
delle memorie ormai trascorse.

Ascolto questa canzone soave
nel limbo di un respiro dell'anima.

“..Moon River wider than a mile..”

Note di una leggenda
narrata nella voce della notte.

Onda dell'anima
accavallata nel soffio del vento

Conchiglia d’amore
ripiena del tuo eco…

martedì 24 giugno 2014

Quando la notte



Quando la notte 
è fitta di silenzio, 
ho bisogno di toccarti 
e baciarti.
Tu non sai 
questa voglia matta
di danzare solo 
nel riflesso della luna.
Ma tutto svanisce 
là dove una luce
adorna i respiri
del nostro sepolcro.

lunedì 23 giugno 2014

Notte d'amore




Tu mi narravi storie d'amore
nelle lunghe notti insonni,
mentre il palpito del cuore
riaccendeva la fiamma
nella folta spirale umana.

Nulla era stato cosi' perfetto.

Come perfetto era il respiro
di parole e pensieri latenti
intrecciati nell'eros del sogno, 
microcosmi di fotogrammi
persi nei meandri dell'anima.

Ora, tutto tace 
nel buio di questa stanza.

Pulviscoli d'oro
si fondono lentamente 
nei  colori solenni
d'un tramonto estivo.

Cosi' struggenti ai tuoi occhi.

Così immortali al tuo sorriso.

sabato 14 giugno 2014

Tu non mi troverai (a Luca Canali)



Tu non mi troverai
lungo l'argine 
di questo fiume.
Forse mi troverai 
appeso ad un lampione
di una vecchia città
laddove anche Cristo
avrebbe difficoltà
a respirare l'amaro
di un tormento mai morto.
Forse sarà l'ultima
ninnananna
che declamero' nel pantano
della mia poesia. 

    ( a Luca Canali)

mercoledì 11 giugno 2014

E' morto il poeta e scrittore Luca Canali




E' morto il poeta LUCA CANALI uno dei miei autori preferiti.

....tratto dall'articolo di ALESSANDRO PIPERNO del Corriere della Sera.

Anni fa, imbattendomi in «Qualcosa è cambiato» — uno spassoso film in cui Jack Nicholson veste i panni di uno scrittore recluso che cerca di esorcizzare coazioni nevrotiche di ogni sorta attraverso la pratica non meno compulsiva della scrittura — pensai a Luca Canali. Per me un caro amico, appena scomparso, una specie di mentore, a suo modo un impareggiabile maestro di stile.

Ricordo che gliene parlai, e gli dissi anche che il vecchio Jack alla fine del film se la cavava piuttosto bene: Hollywood sa come chiudere in bellezza le sue fiabe e ricompensare i suoi eroi. «Qualcosa è cambiato? — disse lui contrariato — beh, mi sa che per me non cambierà un bel niente». Era piuttosto irritato che paragonassi una commedia sentimentale alla sua vita. Non ne parlerei in modo così impudico — del disagio psichico, intendo — se esso non fosse il tema dominante di tutta la narrativa e dell’intera esistenza di Luca Canali. Una volta mi disse che, a dispetto di quello che pensano certi romantici ciarlatani, nulla è meno creativo del disagio psichico. E parlava (come al solito) con cognizione di causa. A quarant’anni Luca Canali era un uomo bellissimo, un disincantato libertino, alle spalle la Resistenza e una militanza tosta nel Pci (quando essere comunisti era roba seria) finita con un’abiura dopo i fatti di Ungheria.

Una solennità baudelairiana

Allievo riottoso e dissidente di Paratore, era da poco diventato ordinario di Letteratura latina. Frattanto aveva già iniziato la sua formidabile carriera di traduttore (Cesare, Catullo, Lucrezio...). Un suo libro bizzarro, La resistenza impura, era stato pubblicamente elogiato da Montale. Inoltre, Canali aveva prestato la sua consulenza a Fellini che stava girando il Satyricon. Poi il crollo, i ricoveri, la lunga clausura nelle tenebre dello spirito. Quando lo conobbi questa era già storia. Alla quale aveva dedicato tre libri spudorati: Autobiografia di un baro, Amate ombre e Spezzare l’assedio. Tre titoli, converrete con me, bellissimi. Che dicono tutto di Canali. Il suo desiderio di auto-calunniarsi, la sua nostalgia straziante per chi non c’è più e la lotta per liberarsi dall’assedio della malattia. Il modo attraverso il quale Canali teneva a bada tutto questo caos era la sintassi. Deliberatamente ispirata a quella latina, la sintassi di Canali conferiva alla prosa una specie di solennità baudelairiana. Un assaggio? All’inizio di un racconto si sta rivolgendo direttamente a un amico morto, di nome Pietro: «Pietro, tu eri Pietro, ma sulla tua pietra nessuno edificherà la sua chiesa. All’amico venuto in città dal suo regno di provincia per indiscutibili impegni familiari e industriali, oltre che come sempre ognuno per chi sa quale oscuro eterodosso miraggio, e certo per rintracciare passi e amici perduti, mi sono dimenticato di dire di te, che non eri più sulla terra, ma sotto, parallelo a tanti altri, orizzontale, a decomporti con il lombrico, la buccia di patata, il seme d’orzo, l’orina del randagio».

Eccolo qui, Canali allo stato puro

C’è tutto il suo materialismo, c’è l’orrore per la decomposizione. C’è l’involuzione sintattica al servizio di un pensiero disperato. Il lessico preciso e brutale. C’è l’immaginazione macabra smussata dalla pietà e dalla tenerezza. C’è, anche se dietro le quinte, la sua Roma. Una specie di sintesi tra la Roma di Augusto e quella degli artisti di via Margutta. Il cinismo, la violenza, il sesso. Tutto mescolato. Nella mia vita non ho mai incontrato un uomo più consapevolmente (vorrei dire virilmente, se non suonasse sessista) disperato di Luca Canali. La vita non ha senso. E neppure la morte ce l’ha. Dio non esiste. Il Diavolo fa ridere i polli. La sola verità è il corpo e la materia. È tutto lì. Non c’è altro. Non a caso Canali venerava Lucrezio, Leopardi e Joyce. Non che avessero qualcosa in comune (o forse sì), ma certo tutti e tre, e ciascuno in modo diverso, coltivavano un’idea non proprio idilliaca della condizione umana. È un vero peccato che Canali abbia scritto così tanto. Che non sia riuscito a disciplinarsi. E che con il tempo la sua vena si sia così opacizzata. Del resto, era lui a dirlo: la malattia, la clausura non insegnano niente, neppure a uno scrittore. Se si fosse meglio amministrato, se non avesse usato la scrittura per colmare quel gigantesco buco, forse oggi i suoi scritti migliori sarebbero inseriti nelle più selettive antologie del Secondo Dopoguerra. Ma dopotutto chi se ne frega delle antologie?

Alcuni poemi....   METASTASI
La mia vita aveva radici
avvelenate. Ora che non ho
più vita, ma una sequela
di giornate slegate, allucinate,
il veleno è passato
nella mia voce altezzosa
o in apparenza dimessa.
Non prendetela
dunque sul serio, è solo
una foce di rivi
inquinati da amore
di arido falansterio o da odio
dolente d’integri vivi.


RINASCITA


Dimesso il pensiero
d’un addio alla vita, ho voglia
di giocare anch’io nel bene
e nel male la mia esistenziale
partita, di guardare sereno
da una soglia.

SCADENZA

Sul loro consueto muretto
i vecchi pensionati leggono
il giornale, sereni, eppure
la morte li sfiora, quasi
li rende sacri, ed essi
ne apprendono i connotati dai
quotidiani massacri.


DOMITILLA

Un'ombra di
smarrimento e di resa velava
i tuoi occhi mentre
mi cavalcavi selvaggia
e maliosa,
ma solo in apparenza
vittoriosa. La gloria
di donarti e di essere tu soprattutto
ad amare era
in realtà la tua vera
vittoria.


SENZA SCAMPO

Non avevo speranze,
ora non ho più neanche
nostalgie, vivo
nel presente, macigno
d’inutilità, cigno
prigioniero senza canzoni
di libertà o guiderdoni
perversi di virile
banalità.








Segreto di luce


            San Benedetto del Tronto (by e.m.)





Lento è il cammino di questa luce.

Un profilo rasenta i giochi
diffusi tra labbra e mani silenti.

Azzurra è la distesa del mare
che fuoriesce dalla notte trascorsa,
laddove l’intreccio di onde marine
cesellano cristalli salmastri.

Qui rinasce l’immenso vivere.

La celebrazione del vivo respiro
che seduce le spirali della mia anima.

In silenzio tendo le mani
e resto ai bordi della scogliera
contemplando nuvole di fantasmi
che ondeggiano ubriache nell'infinito.

Immortali fotogrammi
che asciugano i tuoi occhi colmi d'amore.





giovedì 5 giugno 2014

L'unico volto d'amore




Era il crepitio del cuore
la sola fessura 
che lentamente s’apriva
alla follia delle mie paure.

Silenziose.
Omertose.
E mai un riflesso,
uno specchio,
una pozzanghera,
una sola goccia di rugiada
dove immaginare
l’unico volto d’amore.

Di contro le sole rocce,
gli scogli d’un mare in tempesta
m’apparivano sul volto della luna.

Aride le speranze del tempo
che sovrastano l’infinito.

Non vi è consonate
nello spartito della vita.

Un diario senz’alcun respiro
narra l’esodo del pianto
e tu non sai,…non sai
le mie estenuanti attese
nelle spirali d’un abisso profondo.

E tu, fà che non sia piu’ notte.
Basterà il profumo delle tue labbra.

giovedì 29 maggio 2014

Sei tu




Sempre il silenzio
invade la seduzione
della notte.

Il riflesso del tuo amore
pervade le confidenze
dei nostri sogni
e la vita si condensa
nella velata gioia
di un abbraccio infinito.

Questo è il dolcissimo
navigare dei respiri.

Infiniti come trapassi
dell'anima.

Lucenti come pupille
intrise di pianto.

lunedì 19 maggio 2014

Dirupo dell'anima




Ho perso l'unita' di misura del tempo.

Non ho stabilito una forma, una regola,
una ragione nel seno dell'esistenza.

Percorro a memoria lente agonie
scritte nell'intimo del cuore
come  lame che penetrano
nel folle turbinio dei miei ricordi.

Cerco una verita' feconda, intatta,
nel vasto rendiconto del mio vissuto.

Resto fortemente aggrappato
ad un sottile filo senz'alcun colore,
sospeso nel profondo dirupo dell'anima
laddove la verita' diviene illogica e scandalosa
difronte la ragione dell'essere umano.

Questa poverta' denuda l'inconscio.

Scarne parole s'infrangono nel nulla
e risuonano con infinita sofferenza.

Ed io cerco di salvarmi dall'irrazionale
mentre continuo a celare un mistero
dentro l'eterno peccato originale...

sabato 17 maggio 2014

Reading di poesia a Recanati (MC) -Centro Studi Leopardi- 10 Maggio 2014








Il tema del reading era inerente le Marche.

Nel contesto generale ho declamato tre poesie, in particolare:

Madonna Lauretana (dedicata alla Beata Vergine di Loreto)
Quintodecimo (dedicata al borgo romano posto nel cuore dei monti Sibillini)
Io devo lavorare (dedicato agli operai della Fincantieri del porto di Ancona)


QUINTODECIMO

Una luce prealbare
ondeggia sulla verde collina
ed un'ombra si china sulle finestre
in attesa che il richiamo dei merli
risvegli l'antico borgo romano.

La vecchia chiesa sul ponte
aspetta di compiere il suo dono
mentre il vento amico
 saluta la vasta distesa di castagni .

Ognuno vive il respiro del fiume.

l'antico Tronto fiore di deserti
la' dove aceri ed olmi s'inchinano
lungo le sue sponde.

Si ammantano i prati verdi
all'imminente rito del grano
ed il candore del sole di giugno
s’ espande sopra la croce antica.

I passeri saettano diagonali
nel  vasto perimetro della vecchia Salaria.

Tutto il contorno e’ oro purissimo
come le faggete che il vento scuote
sopra le ripe delle Conche.

La nostra è una leggenda d’ infanzia
che ritorna ogni solstizio d’estate
persa tra parole e racconti di fate turchine.

E sulle labbra dei vecchi abitanti
ancora oggi assaporo l’amore
di una terra madre che si addormenta
nell’ultimo nugolo di stelle.




MADONNA LAURETANA

Ogni mattina 
 un treno stanco
sosta per pochi attimi
 lungo gli argini 
d’ una vecchia stazione.

Dal fondo del piazzale
osservo la cupola
del maestoso Santuario
posto al culmine del colle.

D’incanto 
la strada diviene 
la via del mio patibolo
 la' dove un senso
di ampia vertigine
 penetra dentro un altare.

Il mio cuore
 consuma un breve olocausto
fisso nel volto della Vergine Madre.

E tu Maria
 soave nuvola d'oro
accogli l'estrema seduzione 
delle nostre anime
come le prime fioriture 
di rose in Maggio
 le stesse che sbocciano
sopra la tua veste candida
corolla immensa 
della tua divina creazione.





IO DEVO LAVORARE

Una vita respinge all'istante
il muto respiro di spettacoli
senza prove d'amore 
e fatti  materiali privi d'illusione.

Mi colpisce l'affanno del mondo.

Ancor di piu' mi colpisce
 la precisione del tempo
lungo la sua girevole funzione
la' dove traghetta difformi voci
che fuoriescono dal fumo rovente
di mille saldatrici elettriche.

Spezzoni di lamiere e manufatti
-ingrigiti da questa pioggia-
restano appesi dentro vecchi opifici.

Ristagna nell'aria scura
l'ultimo singhiozzo proletario
l'ultima tuta blu' che resiste
legata all'eterno filo spinato
di una croce insanguinata.

Malgrado la dannazione totale
di una globalita' morente
-imbandita sulla tavola del capitale-
ascolto nelle viscere  del mare
l'ululato del potere che invade
ed uccide la nostre coscienze.
Nulla e' cambiato nell'universo
anche per te onesto "operaio"
l'orizzonte resta spento e opaco
mentre il vento sinistro
soffia ancora piu' forte sui fuochi
che presidiano nella notte

il vecchio cancello del molo.

mercoledì 23 aprile 2014

Sognare





Non ho mai smesso di sognare
lungo le pendici del cuore.

Per te mi sono drogato 
d'umili parole.

Semplici come sillabe d'amore. 

Tutto girava attorno ai miei pensieri,
sottili lame taglienti che penetravano
nella quintessenza della tua anima.

Oggi, un folle turbinio vibra incessante
nel sottofondo dell'umana pietà.

Un Dio assente possiede le chiavi
di questo scrigno segreto.

Ai tuoi occhi dolcissimi
dono l'eterna lettura  
del mio unico testamento.

L'ennesima verità feconda
che lievita l'antico profumo
soffiato dalle tue labbra d'avorio.


mercoledì 16 aprile 2014

Solamente preghiere



Era l'ultimo inverno.

L'ultimo rigido inverno
racchiuso nei  bianchi capelli
ricoperti dal tuo nero foulard.

Cristalli di pianto
si scioglievano silenziosi
nel corpo estraneo della vita.

Radici di sembianze umane
recitavano l'ultimo vespro
nel silenzio della sera.

Preghiere pronunciate
dalla voce di una madre.

Solamente preghiere
uscivano dal tuo cuore.

Perse nel soffio del vento.




lunedì 14 aprile 2014

Solo ad aspettarti



Quando il verso
della civetta
s'infrangerà
nelle pupille della notte
vienimi a trovare
con la tua voce.

Io sono qui solo.
Solo ad aspettarti.

Affamato di luce
e labbra rosse d'amore.

Io sono figlio di un papà magnifico






                                                      Resto avvolto
nelle tenebre della luna
dove non v’è traccia di stelle
in questa disumana speranza.

*“...Sò che sei da qualche parte
ed ogni tanto ti sogno”.

Ho ascoltato note di un pianoforte
lungo il confine della solitudine
*e da lì ho imparato a medicarmi.

Cosi' ogni notte si nasconde
il respiro lento della tua anima.

Una voce mi porta nell’incanto
e mi annulla nel profondo silenzio
dei tuoi occhi  dicendomi:

*“Emiliano, è tutto quello che ho…”

Mai nell’attesa del pianto
ricevetti un dono immenso
mentre le tue dolci carezze
rimanevano inerti nel vortice
delle ore appena trascorse.

*“So che sei da qualche parte”.

*“Io sono figlio di un magnifico papa’…”


dedicata Emiliano Giambelli...in arte EMIS KILLA

* frasi e parole tratte dalla canzone "E' tutto quello che ho" EMIS KILLA"

Il testo della canzone:

[EMIS KILLA]


Se oggi sono qui devo ringraziare me stesso,
devo ringraziare voi, ma soprattutto devo ringraziare due persone.


[RIT. EMIS KILLA & FABIO DE MARTINO]

Se cammino a testa alta in questo mondo,
se mi rialzo vado avanti quando sprofondo,
se ho imparato a medicarmi dopo ogni colpo,
è perchè se chiudo gli occhi il vostro sguardo,
è tutto quello che ho.

È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.

Solo tu sei quello che ho.
[EMIS KILLA]

Sei bella truccata come sei bella struccata,
mi sa che non hai bellezza è la bellezza che ti ha.
mamma, è un nome troppo comune per ciò che sei
accomunerei le stelle ai tuoi occhi in comune ai miei.
tu sei, il mio angelo in questo Inferno,
il mio diavolo quando è Inverno,
il mio amore, quello vero, quello raro, quello eterno.
E non conta quanto ci vediamo,
finchè l’uno per l’altro ci siamo.
Dal cordone alla bara, non conta la fama,
per te sarò sempre Emiliano.
Capisco ora le pare sull’ore e se eri ansiosa,
so che ogni schiaffo che mi hai dato è servito a qualcosa.
dai brutti voti a scuola, ai brutti volti attorno,
mi dicevi ogni giorno “metti la testa a posto”.
e oggi che ho fatto strada, è andata come è andata,
sorry mama se il tuo bambino non è più a casa.
Ma, la distanza è solo strada e non cambierà niente,
la mamma è sempre la mamma e tuo figlio è sempre presente.

[RIT. EMIS KILLA & FABIO DE MARTINO]
Se cammino a testa alta in questo mondo,
se mi rialzo vado avanti quando sprofondo,
se ho imparato a medicarmi dopo ogni colpo,
è perchè se chiudo gli occhi il vostro sguardo,
è tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
Solo tu sei quello che ho.

[EMIS KILLA]
La stessa testa, la stessa passione per la musica,
so che sei da qualche parte che tifi per me papà,
lo so, vivi attraverso me e la gente per le strade,
mi riempie d’orgoglio quando dice “sei tutto tuo padre”.
Nel bene e nel male sempre sereni,
la soluzione a tutti i miei problemi,
guai a chi ti toccava il tuo Emi.
Ho imparato tanto da te,
da andare in bici a schiacciare i freni,
quando la vita sfreccia e non puoi cadere in piedi.
Papi, ogni tanto ti sogno e ricordo
le cazzate fatte in passato,
ti dicevo non dirlo alla mamma,
e tu c’eri ogni volta ti ho sempre trovato.
Tu mi hai dato la scelta di fare,
le cose giuste e le cose sbagliate,
ecco perchè non ti ho mai preso in giro,
ti ho preso sul serio mai detto cazzate.
Tra genio e follia in bilico,
nel nostro sangue è tipico,
il nostro amore così grande che non lo classifico.
Fanculo a questo mondo cinico,
non sono figlio di papà, ma sono figlio di un papà magnifico.

[RIT. EMIS KILLA & FABIO DE MARTINO]
Se cammino a testa alta in questo mondo,
se mi rialzo vado avanti quando sprofondo,
se ho imparato a medicarmi dopo ogni colpo,
è perchè se chiudo gli occhi il vostro sguardo,
è tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
Solo tu sei quello che ho.

[FABIO DE MARTINO]
E ogni giorno che respiro è come se
riscoprissi i vostri passi uguali ai miei.
E non voglio cancellare neanche un’ora,
ogni singola carezza, ogni parola,
perchè sono uguale adesso come allora,
ed il tempo non potrà cambiare niente, niente.

[RIT. EMIS KILLA & FABIO DE MARTINO]

Se cammino a testa alta in questo mondo,
se mi rialzo vado avanti quando sprofondo,
se ho imparato a medicarmi dopo ogni colpo,
è perchè se chiudo gli occhi il vostro sguardo,
è tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
È tutto quello che ho.
Solo tu sei quello che ho

domenica 13 aprile 2014

Olocausto notturno





Ho nel cuore l'olocausto
di una notte insonne
là dove il silenzio 
 fissa morente il volto
della Vergine Madre.

Rumori di sottofondo
cesellano la mia umana paura.

Il pianto genera deserto
e non c'è più nessuno
che mi cerca nel respiro dell'anima.

Il tempo ha lacerato l'amore.

E Tu benedetto Iddio
mi punisci nel cuore profondo
e solo mi  lasci nel nulla
nell'attesa che un frammento
di vita lentamente si stacchi
da questo eterno sudario.

martedì 1 aprile 2014

Cerca una preghiera




Quando nel mio dolore
rimuovi i suoni della solitudine
cerca una preghiera 
nel baratro del tuo cuore.

Ascoltala in silenzio.

Parola per parola.

Forse una luce divina,
forse un respiro dell'anima,
si perderanno nell'incauto
presagio di una notte di pioggia.

Io non fuggo da questa realtà.

Io resto vivo nell'intreccio fecondo
di un lungo bacio d'amore,
e non mi resta che occhi lucidi
e tremori di folle paura
gettati nel canestro della mia vita.

Signore: prendimi per mano.
Conduci nel gorgo della serenità
la mia carne morente.

Per un solo istante, fai di me 
una nuvola d'oro che si perde
nell'abbraccio infinito di stelle
e dolci corolle di arcobaleni...

mercoledì 26 marzo 2014

Mani invisibili






Un ricordo dilaniato nel tempo
viene trasportato nella follia del vento.

Mani invisibili
raccolgono atomi di solitudine
che s’intrecciano
nella fissa dimora d'un angelo morente.

Stille di rugiada cristallina
bagnano l'inquieto risveglio dell’anima
come polvere di pianto caduta dal nulla.

Continuo a fissare le mie colpe,
grovigli di sventure scritte nell’eco del cuore,
armonia mai ricomposta da questi occhi.

Le spighe sono vuote nel loro involucro
ed il mare non ha piu’ richiami evasivi
mentre una densa linea di memoria
s'è persa nell’infinita onda solitaria.

Ho cercato un ponte per dormire.

Porto nel ventre l’amarezza del peccato,
la danza continua d'una musica
che annienta la ragione dell’esistenza
un verbo scolpito nel colore
d'un antico e dolce ritorno nell'universo.

domenica 23 marzo 2014

Emis Killa


Emiliano Giambelli, in arte Emis Killa, la pop star Italiana del rap è nato a Vimercate....
Amico e compagno di scuola di mio figlio Yuri.
Ieri sera (23 Marzo 2014) a Pescara s'è tenuto un concerto con tantissime persone....
Nel  back stage dopo il concerto abbiamo fatto delle foto assieme.


























mercoledì 19 marzo 2014

Filastrocca



Filastrocca, filastrocca...

Filastrocca della buona sorte
l'ho narrata in punto di morte

Filastrocca della mia povertà
tutto intorno è solo realtà.

Non ho mai scritto rime baciate
perse dentro cantilene dell'anima 
là dove tutto viene traghettato
nell'incesto fecondo della vita.

Nessun giudizio universale
siede alla tavola della sofferenza
mentre nell'infida metropoli
la voce underground riecheggia
nella vastità della nebbia.

Fotogrammi che vibrano solitari
nell'infinita moltitudine umana
che calpesta la nostra esistenza.

Formiche d'uomini e donne
avanzano inesorabili nel budello
delle sembianze di scheletri viventi.

Filastrocca, filastrocca...

Filastrocca della mia povertà
tutto intorno è solo realtà.

Filastrocca della buona sorte
l'ho narrata in punto di morte.

martedì 18 marzo 2014

Misere innocenze



I nostri sguardi
si persero lontani
dentro languidi pensieri
e gelide mura addormentate
nel tramonto dell'universo.

Misere innocenze.

Vaghi poemi dispersi
nella vanagloria del cuore.

Nell'olimpo dei sogni
abbracciai silente l'oblio
di Thanatos, Dio della morte
e Hypnos, Dio del sonno...

Essenze trionfanti che legano
il sogno d'amore nel piacere
di labbra assetate e vogliose
sopra la mia schiena.

Nella penombra del dolore
io continuo a sopravvivere
e vesto d'una sola camicia bianca.

Incestuose fatalità che vibrano
nelle profonde spirali dell'anima
là dove Venere veste d'azzurro
e asciuga il pianto dei tuoi occhi.

lunedì 17 marzo 2014

Distesa sopra le stelle





Ti chiamo nel tormento
inquieto d'un dolce poema.

Esalto le mie sillabe
come un fiore dischiuso
nel colore delle tue palpebre.

La magia incantata
afferra un sfera di cristallo
e narra i sogni indelebili
di questa storia d'amore.

Distesa, carezzevole.

Lungamente assopita
dentro un nido di seta.

E tu, come la notte stellata
mi guardi raccolta sul tuo cuscino.

Fissa nello splendore delle stelle.