"Scrivere poesie non è difficile.Difficile è viverle.." Charles Bukowsky

mercoledì 10 aprile 2013

L'Autore del mese: Maria Enrichetta Giornelli



E’ con somma gioia e piacere che mi accingo a scrivere o meglio ad “intingere nel profondo dell’anima” questa recensione letteraria per l’amica poetessa Maria Enrichetta Giornelli (docente di materie letterarie presso l’Istituto professionale “Gino Severini” di Cortona –AR-), attraverso la sua raccolta di poesie dal titolo: “Cortona in… poesia ed altro” (Aletti Editore –anno 2012-).


Leggere e conoscere i versi di Maria Enrichetta Giornelli significa entrare nella pienezza della “realta’ umana”, di trovare nelle sue parole un largo respiro di una vita universale che non si sottrae al tempo stesso ma si pone nel pieno della consapevolezza del quotidiano vivere, del continuo osservare, soffrire, ricordare…dell’eterno amare e sperare.

“Ti incontrerò negli spazi eterei/che trafugano il limite umano….”

“Allora il passato si ridestava/nelle tue parole/come brezza che confortava/ nel sollevare/orme di vita/che scalfivano il ruvido/del presente…”

La natura poetica, nasce e trae linfa vitale dalle profonde radici sia delle proprie origini che dai fotogrammi delle visioni antiche dei vicoli del borgo di Cortona; amalgamandosi e vivendo in modo “esogeno” ed “endogeno” dell’essere-poeta nella piena concretezza di una visione vasta e profonda del proprio vissuto. E questo Maria Enrichetta lo ricama perfettamente, con la forma assoluta della “dolcezza comunicativa” e, assai meno banalmente, con la ricerca a dir poco "perniciosa" di “forme barocche o manieristiche” tali da poter o dover stupire il lettore (sindrome metodica assai in voga tra i pseudo-poeti "amatoriali"...)  .

La vecchia Lucia/il corpo sprofondato/ nel nero grembiule/rotolava nel caldaio/ i marroni inceneriti”

“La litania del vespro/confortava il declino del giorno/….Rintocchi di campane/ risuonavano nel cielo imbrunito/mentre l’animo contempla/ il trascolarsi della luce”

Il canto della poetessa si allarga a dismisura, quasi a non avere confini, e tocca nelle sue liriche argomenti di “speranza consolatoria”, tal’è la sua indole di “passione riflessiva”. Nei suoi versi potrei azzardarmi a dire che mi sono ritrovato in quello “spazio di liberta’ assoluta”, scoprendo il “respiro piu’ bello” attraverso valori intrinsechi alla vita, alla pace, alla liberta’, all’amore in generale, ..da questo velario dell’essere si identifica alla perfezione con il mondo esterno e con il proprio sentimento.


“Lo scroscio di un pianto improvviso/riporta il volto schermato/da un velo di nebbia….”

“Ti consola con il calore delle membra/sprofondate in un plaid/ che soffocano l’umida erba…”

“Quando le acque/penetreranno nella fonte sacra/ogni tortuosita’ svanira’/e l’uomo potrà abbeverarsi/ alla sorgente dello spirito”

Maria Enrichetta non è una poetessa “istintiva”, semmai appartenente a quel mondo che umilmente definirei dei “poeti pazienti”, poiche’, il suo "lento defluire” è una dolcissima narrazione della sua esistenza e degli affetti a lei piu’ cari, contemplata con la fermezza di chi sa trovare nel dolore e nel ricordo la pena il segno del destino umano.

Nell’animo della poetessa è evidente la volontà di esprimersi in modi semplici, razionali, musicali, a volte con notazioni “diaristiche”.

Il fondo costante che sussiste nella sua “penna” è la consapevolezza malinconica di una esistenza a volte mutabile a volte immutabile ma sempre ferma e lontana da aliene forme astratte e retoriche, ossia la serenità che viene dalla segretezza della propria ispirazione, dall'esperienza del proprio vissuto, dalla ricerca dell'equilibrio e dal senso delle proporzioni dei propri respiri emotivi, dalla consapevolezza dell'inalterabilità della vita e dell'inevitabilità del suo destino….ed e’ proprio per queste peculiarita’ esistenziali che indirettamente la poetessa vuole rimarcare ed indicare le proprie conoscenze…laddove conoscere il passato e’ fondamentale per avere un presente ed un possibile futuro.

Parafrasando un grande scrittore a me caro Giorgio Bassani lo stesso usava dire:

“La vita sa confondere le sue tracce, e tutto del passato, può diventare materia di sogno, argomento di leggenda”.


  Dalla raccolta suindicata, ho scelto per voi lettori queste tre “perle”……di poesia

LA DONNA DEL VICOLO

Le scale del vicolo
tacciono nel silenzio
che spegne il giorno.

La donna chiusa
nel velo grigio
increspava il fardello della vita,
pesante groviglio
nella prigione
degli ardori umani.

Il vicolo si restringe
tra le dimore annichilite
dal sopore della sera.

Piu' volte ella torno'
nella casa fosca,
le labbra dimesse...
essenza di misteriose parole
che svani' nel tempo.

Quando le foglie
si disseccano nell'aria ventosa
si aggira un'ombra
scura ed impalpabile
accanto la casa
da vetri spezzati...
lo scroscio di un pianto improvviso
riporta il volto schermato
da un velo di nebbia...
mi acquieto nella pace
della notte, che cela
l'antico tormento.


RELIQUIA D’AMORE

Un attimo strappato
all’infinito e…tutto perisce
nel dispiegarsi rapido
di furiose onde
che irrigano la coltre
minacciosa del cielo.

Nell’aria inquieta
si disperde la sabbia,
una nebbia di fuoco
che tormenta
la morte del giorno.

Stridi di gabbiani
aprono icone di passato
nel richiamo di amplessi
consumati tra flebili voci
di ammalianti sirene.

Nell’arida spiaggia
reliquie di conchiglie,
tormentate dalle acque,
disseminano gli ultimi
resti di vita
nella luce che rapida declina.


PREGHIERA

Una lenta processione
di ombre
prostrate in preghiera
acquieta
la fine del giorno.
Sospese nel pensiero
le nostre vite si affidano
ai rintocchi del vespro.

4 commenti:

  1. Abile poeta quale sei non potevi esporre una lettura migliore. Complimenti alla tua amica e grazie per queste condivisioni trasportanti.

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    1. cara Simo, della poetessa in questione ho gia' parlato ampiamente in alcuni post ....luglio 2012....poiche' finalista in un concorso di video-poesie a San Benedetto del Tronto (dove il sottoscritto faceva parte della giuria)....mi colpirono da subito i suoi versi armoniosi e veritieri....diedi a lei il massimo dei voti,....ma non fù sufficente per classificarla nei primi posti...(questo è il dramma dei concorsi di poesia, cosa ben nota che odio terribilmente, e che vorrei far sparire,...ma non si puo', a volte la giuria da pareri discordanti,....oppure non viene fatta una analisi complessiva della poesia stessa, oppure come è successo di recente, hanno tenuto conto della metrica ABBA....senza che quest'ultima fosse indicata nel contesto delle regole del concorso stesso,....un metodo che nella poesia moderna è decaduto). La raccolta parla da sè, non ha bisogno di commenti ulteriori,....ma quello che mi preme riferire è che la poetessa in questione è da considerarsi con la "P" maiuscola,....diversamente ai tanti poeti "scalzacani" e poetesse del "gruppo vacanze Piemonte"....L'umilta' della scrittura di Maria Enrichetta Giornelli non ha pretese di vanagloria, riconoscimenti, targhe, medaglie,ricchi premi e quant'altra porcheria mediatica.....bastano i suoi versi. Questo è il mio modo di pensare, giudicare e leggere la poesia,....potrei sbagliarmi o peccare di presunzione,...ma sai benissimo che ogniqualvolta mi pongono questo interrogativo, io rispondo con una frase di una nota canzone del cantautore Francesco Guccini (L'Avvelenata) dove diceva: "...e a culo tutto il resto!"...Un abbraccio Emilio

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  2. Emilio carissimo, ti ringrazio della splendida recensione dove la tua sensibilità poetica, avvalorata anche da valide competenze di scrittura creativa, è riuscita a penetrare, con efficacia, nel mio mondo lirico. D' altra parte solo un poeta autentico, come sei tu, è in grado do cogliere perfettamente le meste coloriture di un animo spesso sospeso nel vortice impetuoso di una sofferenza che la poesia ha purificato attraverso il colloquio con il passato e la natura.
    Un abbraccio, Enrichetta

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