"Scrivere poesie non è difficile.Difficile è viverle.." Charles Bukowsky

giovedì 3 dicembre 2015

Guardare il cielo



Forse sarà l’incoscienza di questi giorni

ma la ragione si è persa in un lembo di terrore.


Stranamente ho pensato ai tanti tramonti passati
a quella sua luce di bianco che abbaglia 
dall'alto dell'appennino dalle cime già bianche di neve.

Ecco che si affacciano i pensieri e più non mi sento prigioniero
del fuggente passato, ma libero che accoglie il presente
anche se forti sono i ricordi che mi traghettano lontano

Oggi leggo il risveglio del mondo,

uomini aggrumati da vendette avvelenate
gli stessi che rimangono inerti su macerie consolidate,

proverò a parlare con il mondo stesso, con chi come me 
hanno lo scotto dal tradimento, dall'inganno, 
dal silenzio che ti brucia dentro.


E noi, perfidi detrattori d’anime
continuiamo a credere ai nostri sensi
come l’infinita pazienza di ricomporre 
una tela lacerata da violenze lontane.


Mi raccolgo a guardare il cielo,
questa sera il tramonto è di nebbia.
Il sole forse riporterà un' alba serena?


Frantumi di pianto racchiusi nella povertà
mi spinge ad andare verso una fede solitaria
dove il sogno di impossibili evasioni
contrastano con i sospiri di una vasta solitudine.



Non ci resta che la maschera del nulla
l’anima discende verso un orizzonte inespresso


Rileggerò le pagine del mio quaderno,
anche se erano state già scritte, 
ma ora vivo nelle sue righe, smarrito.

Mi consolo pensando che ad ogni storia
nel bene o nel male tutto avra' una sua  fine.

lunedì 23 novembre 2015

Memorie




Perso nel mistero della notte 
sono ancora qui a scrivere poesie
immerso nell'isola delle contraddizioni.

Rimiro quella vestale del mio cuore
laddove nessuna rima puo' concedere
l'ultimo respiro che si piega al suo perdono.

Orazio affermava "Aut prodesse volunt aut delectare poetae"
(I poeti vogliono o essere utili o divertire),
ma talvolta resto solo. 

Solo con il "verbum" dell'amore.

Nelle mie memorie rimiro due parole :
l'alfa e l'omega dello splendore di un mondo
infinitamente dannato e solitario 
perchè nell'intimo dell'anima

"Non esiste una necessità in forza 
della quale una cosa debba accadere 
perché un'altra è accaduta" *


*David Hume (1711-1776)


copyright


venerdì 23 ottobre 2015

Madre





Madre,
dammi lo stupore di una poesia,
laddove una brezza di passione
avvolga l'emisfero della tua presenza.

Solo allora potrò orientare il mio sguardo
verso cime innevate e corolle d'amore.

E tu, discreta raffiguri nel mio respiro,
l’essere di questo cuore che sospinge
il sibilo delle mie umili preghiere
dentro una forza misteriosa dell'anima. 

giovedì 22 ottobre 2015

Amarcord




                                                         (Caldarette d'Ete -Fermo- anni '50 un comizio elettorale)



Il mondo 
deve essere sempre 
com'era una volta.
Bastava quel poco 
zappato nei campi d'oro
e quella luce della luna
per unire l'intero universo
in un'unica fatalità
pronta a saggiare nel tempo
il midollo esistenziale
delle proprie ragioni d'amore.

martedì 20 ottobre 2015

Foglie d'autunno



In questa giornata di Ottobre
ho posto lo sguardo a ponente
lungo la spiaggia desolata
osservando il colore delle tamerici
nell'andirivieni delle mie sofferenze.

I pensieri graffiano l'infinito dell'anima.

Una linea invisibile di demarcazione
separa il respiro del mondo
dal profumo intenso delle tue labbra
come una dolce metafora che muore
nel lento e flessuoso dondolio dei pescherecci.

Ho nel ricordo fecondo della notte
le dolci parole del mio poeta Pablo Neruda
versi che dicevano amorevolmente:

"Non c'è immensità che valga, per quanto abbiamo vissuto"

E dunque mi ritrovo pure io obbligato
a tessere le file infinite degli eventi del cuore
come un poeta che si accosta alle foglie d'autunno
tanto per non morire di nostalgia...

sabato 10 ottobre 2015

Caro nonno ti vorrei dire...




Ora sei li che riposi, Montemaggio Sante,
in quell’immenso cimitero di collina
laddove ipocriti, ladri, farisei, puttanieri,
politicanti di mezza tacca, vili, ignoranti
sfruttatori della società, “risiedono” anche loro
nel folto pertugio consolatorio dell’anonimato .

Tu hai sempre lodato gli uomini del popolo,
amavi tutti  coloro che per gli ideali umani urlavano
la rabbia di giustizia sociale, la sete di riscatto proletario,
la voglia di vedere quattro “luridi” padroni con le braghe calate.

Carissimo nonno,  oggi come allora ricordo il tuo dileggiare
dei pensieri striscianti di uomini ricchi e facoltosi
che per quattro sporchi denari compravano le coscienze
ad umili operai e contadini; putride latrine di un potere volgare.

Oggi mi ritrovo incollato ai tuoi fotogrammi di quella ironia feconda
che forgiava l’animo di un fanciullo e che nel tempo stesso rendeva grazia
ridendo e piangendo nel ricordo del sorriso e della tua bontà.

In questo mese d’Ottobre  sono ritornato a Fermo 
e mi sono adagiato nella culla dei ricordi, 
osservando  quella strada in salita di Sant’Agostino, 
dove  da ragazzino ti vedevo sopra  il  rosso “Motom”, 
e tu t’ avvicinavi a me dicendomi: “Oh ciao bellezza!!” . 

Ed io, per un gioco perverso ti leggevo a gran voce 
 il manifesto a lutto dell’assessore democristiano morto 
dopo aver rubato le ultime “marchette” al popolo, e tu imperterrito con la tua sigaretta di trinciato “Alfa” sornione mi dicevi senza peli sulla lingua:

” Finalmente si è tolto dai coglioni”.

Questo è il mio quaderno, questi sono i miei pensieri nonno, 
...sono per te e per chi li leggera’.

venerdì 25 settembre 2015

Frammento d'amore



Ho provato ad ipotecare
l'ultimo respiro dell'amore
nelle insopprimibili lacerazioni 
dettate dalla follia del cuore.

Occhi lucidi delineano sentimenti lontani
e germogliano lente agonie invernali
sopra spirali di fumo grigio...


Voci mendicanti  si perdono solitarie
nella perfetta simbiosi tra legami
e torpori intensi dell'anima.

Resto abbracciato a questi ricordi latenti,
custode di un corpo senza alcun volto,
un brandello d’esistenza privo  della sua radice.


La notte accoglie il passo stanco delle emozioni

un frastuono che fiorisce sotto macerie esistenziali
laddove tutto resta assorto nel canto primordiale 
e nessun frammento d’amore s'arresta nell’alito del mondo.

sabato 12 settembre 2015

Agonie di fine autunno



Nessuno mai leggerà
la mestizia che trasuda
dalle ceneri del cuore.

Non ci saranno confessioni
nei ricordi del tempo,
e neppure ci saranno mani giunte
dentro chiese vuote.

Forse qualcuno sfoglierà 
questo foglio scolorito dal dolore
laddove nessuna poesia
sarà pietrificata da volti appassiti.

Io non ho l'arroganza della diversità;
quel sapere inutile e sottile della speranza
che ti annienta in quelle notti che non ti dico.

Mi fermo qui. Solo al buio.

I poeti talvolta sono presuntuosi,
fuggono dalla razionalità  meschina
di un mondo eternamente opaco
spento dai respiri nauseabondi
e convivono dentro un mare in tempesta
persi come naviganti alla deriva. 

Il sommo Kant usava dire:
"Pensare a volte  ci rende sensibili"
ma questa evanescenza deturpa
il senso d'una ampia vertigine
che immonda si conficca
nei meandri dell'antica nostalgia.

Ora come tutti i poeti di strada
mi ritrovo a setacciare un alfabeto muto,
un assurdo  gioco d'azzardo 
per estrarre una lettera o consonante
che mai comporrà l'esatta  combinazione
 ma la voglia di giocare la mia esistenziale partita 
diviene enigma ed ammicca le omertà 
di queste consapevoli e rassegnate agonie.


copyright

martedì 25 agosto 2015

Dammi un attimo






Dammi un attimo per forgiare un bisbiglio
perso tra un "Pater" e un "Ave" recitati mestamente
nel colloquio infinito di una notte che non ti dico.

Per quanto tempo ancora dovro' lacerarmi  
dentro un opificio di sole lacrime d'amore?

La sentenza che tu  attendi nell'anima 
sta nella rincorsa del tempo che fugge,
quel tempo che inerte rimuove la polvere del dolore
 e comprendo per poter credere (Intellego ut credam) .

Ma tu vivi. Vivi nell'ombra della morte.

Per favore: non portatemi azalee tristi 
sopra questa città spenta e avvilente nel suo respiro,
portatemi quei fiori di campo che furono strappati
e gettati sopra brandelli di cadaveri 
dove riposano nello squallore d'una terra morente.

Dammi un attimo per capire la dura lezione-sed lex-
che ispira il male di Faust, laddove l' insoddisfazione
diviene devastante nel male oscuro e rapisce i pensieri
di coloro che amai nelle mie notti insonni 
cesellando  nel pianto le sillabe di   Byron, Sukorov e Ghoete...
supremi oltre l'apparenza, magnifici nel mio respiro intellettuale.

Dammi un attimo e non desisterò a rapire le parole
per poter descrivere il sogno dell'apparenza
dove è  (1)"impossibile che sia il Nulla l'estremo traguardo" 


(1) verso tratto da "Benedico" di D.M. Turoldo


copyright  25 agosto 2015

lunedì 24 agosto 2015

La macina del tempo




Difficile è dire dove tu ti trovi.

Forse persa nelle impronte della notte,
magari  nell'illusione semiotica dei tuoi pensieri,
o mestamente nella macina del tempo che scorre.

Vorrei riscoprire quei versi Francescani che dicevano:
"Dove sono le tenebre, che io vi porti la luce",
ma tutto è immobile nel plumbeo respiro del giorno.

Ma poichè le sillabe dell'amore si fanno piu' tremanti
nel "logos" ideale di un gioco incestuoso e fecondo,
l'indifferenza della nostra esistenza si nasconde 
negli anfratti cinestetici dei nostri abbracci vitali.

Mi hanno chiesto: "Che cos'è un battito dell'anima?"

Non ho nessuna risposta universale a tale domanda
e non vorrei mai rispondere con il silenzio dell'amore.

Dicevano gli avi: "Deligere oportet quem velis diligere"

bisogna scegliere chi si vuole amare.


Dannatamente nella macina del tempo tutto si illumina

nell'interminabile corridoio che congiunge
le pareti della solitudine con il soffitto del tormento.

Questa è l'arsura che pende nel mio vivere quotidiano,
l'essenza che mi lascia andare oltre la mente dell'oblio,
la forza della natura che erompe nel fiorire dell'alba nascente
lasciandomi cosi' smarrito verso un orizzonte sconosciuto.



copyright by E.M. poeta di strada - anno 2015-

sabato 15 agosto 2015

Ricordando Elvis




Ti hanno lodato,
ti hanno biasimato,
e tu non hai mai detto addio.

Forse nessuno è in pace,
forse non è in pace neppure
il lieto canto del vento
che sibila sopra le nubi di Memphis.

Osservo una creatura indecifrabile,
là dove il cuore si posa lentamente
sopra tastiere d'ombre innaturali.

I Re possono morire,
mai i sogni non muoiono mai,
perchè tu sei la magia di note
e tutto vive, ...e il tutto vive in te.


copyright by E.M. poeta di strada









lunedì 27 luglio 2015

Sequenza vitale



Ho cercato nel contrasto della mia vita
l'unica ragione per sentirmi libero,
libero come l'ultimo saluto d'autunno
che discende tra la  foce Truentina
e si mescola con la corrente marina.
quasi volesse dirmi: "Vieni, ti aspetto".

Non ditemi nulla di questa allegria.

Stasera la brezza del mare scompiglia
i miei capelli, taciturno osservo questi *"zaotti" 
che sfoggiano le loro chiome ripiene di gel 
come pavoni reali in cerca di sguardi d'amore.

Talvolta queste sembianze di vita 
possono creare l'ampio divario tra generazioni,
laddove seduzioni d'immagini e suoni si fondono
nella pelle bianca della notte che è appena nata.

Ripasso a memoria gli anni della mia gioventù mentre ascoltavo 
Hurricane di Bob Dylan, Harvest di Neil Young, Rimmel di Francesco De Gregori,
i vent'anni dei miei figli invece s'accendono con   The King di Emis Killa, 
Candy Shop di 50 Cent o tuttalpiu' Trap Quenn di Fatty Wap,
ma la bellezza sta sempre nel semplice ticchettio della pioggia,
o nel ritmo delle speranze, o negli amori appena nati,
e la gioia rimane la stessa  come la pace nell'animo universale.

Vorrei tornare per un attimo in quel Viale Martiri della Libertà 27
a Burago di Molgora, vorrei ritrovare la mia stanza con la foto di Elvis,
 riabbracciare Piero (l'amico morto  in un incidente stradale a soli 27 anni),
ritrovare i miei sogni che si sono infranti nel calvario della mia vita.

Tutto tace. E solitario rivedo **"quillu bardasciu" vestito da ciclista che sorride.
E ogni volta cerco quel volto, ma tutto resta ignoto sopra queste sponde.

Turoldo, osava dire dall'alto dell'eremo di Sant'Egidio: 
"Canta il sogno del mondo, che tutti i paesi si contendano d'averti generato"

Oggi mi ritrovo come un viandante che gode del nulla, 
un viandante che va di paese in paese e dice "Ciao!". A tutti: al bianco, al nero,
al rosso,  al disabile, all'omosessuale, al malato terminale, allo sfigato di turno,
alla puttana borghese, al disperato senza tetto, alla ragazza madre,
al mentecatto di quartiere ,al venditore di castagne, al clochard ubriaco... 
ad un prete di periferia.

Ora, dai la mano, e dimentica i tuoi mali....ricorda solo il bene,
misurati come una goccia di rugiada,  e che il tuo volto sia il volto di un uomo,
come il magma in attesa d'una sensata forma vitale cesellata dal suo profondo amore.


(*zaotti = ragazzi      **quillu bardasciu= quel ragazzo)

copyright - by E.M.- anno 2015


sabato 25 luglio 2015

Una nuvola d'oro



Mi ritrovo qui, a vivere un giorno in più,
attendendo con mani vuote l'origine della notte.

Cerco un moto perpetuo nella mia anima,
forse lo cerco dentro una scarna pietà,
oppure nel gorgo fertile d'una verità mai esistita.

Cosi', almeno per una notte non piango di dolore,
ma resto fisso nell'immensa memoria di un tempo
che lentamente sfugge all'arsura temporale dei pensieri.

Ripassano nella memoria quelle frasi imponenti
del "Tractatus... " di Wittgenstein 
laddove nessun programma logistico 
puo' indurmi nella sua proposizione matematica 
 ad amare il grande mistero di Dio.

E sulla stessa montagna dell'universo
scorgo le mille irridescenze della nostra vita, 
la vastità dell'orizzonte che s'addensa nei simulacri
di quelle divinità che mai hanno raggiunto i nostri cuori.

Mi sento adagiato nei confini dell'esistenza.

Ora, non posso che aspettare l'attesa d'un folle ritorno,
e vorrei pregare nel libero arbitrio d'un pensiero fecondo.

Ma tutto tace nella penombra di questa stanza,
ed io resto senza dolore in un cielo privo di stelle.

E tu, incognita ancestrale finalmente riavrai 
la tua nuvola d'oro distesa lungo il perimetro dell'esistenza
come l'infinita purezza d'una candida veste d'amore.


-copyright-

lunedì 20 luglio 2015

Recensione al libro di poesie "Le mie parole d'acqua" di Maria Luisa Mazzarini





Mi accingo per la seconda volta, nel volgere di breve tempo, a recensire la raccolta di poesie dell’amica poetessa Maria Luisa Mazzarini dal titolo di per sé emblematico: “Le mie parole d’acqua” -Edizioni Divinafollia *Aprile 2015*-


Da una prima lettura dei poemi sono rimasto colpito dalla sensibilita’ delle sue liriche, testimonianza di una singolare liberta’ d’accento e ricchezza espressiva. Lo stile delle stesse è ermetico, sintetico, lineare, talvolta “inarcato”…come direbbero i francesi "enjambement"… laddove assonanze ed intrecci di parole riescono a legarsi in maniera fattiva tra loro trasportando il lettore in paradisi letterari fecondi.


“ Vita la nostalgia dei nostri corpi/ e il respiro libero del cuore,/la fedeltà alla Luna./Immortale/ sui casti lidi di alloro”


“…in un silenzio di parole scritte in versi/su fogli sparsi al vento,/ al di là da ogni dove,/ oltre tutte le emozioni/Da allora fummo poeti”


Nella poetica di Maria Luisa c’è una sorta di lume espressivo, la ricorrenza costante dell’acqua, del suo moto oscillatorio, del suo richiamo vitale, della sua naturalezza ed altro ancora... il tutto viene vissuto come compendio esclusivo dell’anima, nella fattispecie, una sorta di dichiarazione d’amore dai toni musicali eleganti e caldi che non evaporano mai, ma che via via si consolidano nell’avvicendarsi di tempi e stagioni quasi a cercare la vastità dei respiri della notte, dell’alba, del giorno, del sole, della pioggia tali da inspirare e prendere il largo in quella grandiosità illimite delle cose.

“ E lo sguardo al mare/ in quell’immenso in cui ti vedo e riconosco,/mi vedi e riconosci.
/Di un’onda senza fine”

“ di nome d’acqua/che lambisce e sfiora/dilaga e irriga/inacanta/Sfocia”


La poetessa sa addolcire ed anche scuotere il peregrinare del tempo. Nell’ottica del suo eterno rincorrere il tempo stesso, attraverso il “navigare” di certezze ed incertezze, le difficoltà della sua vita interiore diventano pagine cesellate di acume poetico, precisione letteraria e, spesso, evocative di immagini nitide, prive di quel “chiaro scuro” sgradevole che talvolta in alcuni poeti gioca sull’abbondanza e sulla misticanza.

A tal proposito, parafrasando un poeta a me caro, KHALIL GIBRAN lo stesso usava dire :
“È sbagliato pensare che l'amore sia frutto di una lunga conoscenza e di un tenace corteggiamento. L'amore è la sorgente dell'affinità spirituale e se tale affinità non nasce all'istante, non potrà svilupparsi nel corso degli anni e neanche delle generazioni.”

Ogni poesia di Maria Luisa nasce da uno slancio esistenziale laddove questa peculiarita’ viene ottemperata in modo elegante, dolce, non aggressivo, mai ridondante e, soprattutto, lontano da rigurgiti retorici. La sua poesia è forza interiore priva di urla esistenziali che sviluppa una concezione vitale dove la poesia è quello “sguardo a cui guardare con estrema tenerezza.”

A volte, nel suo percorso introspettivo sussiste una ricerca velatamente tormentosa ai propri interrogativi ma, la ricerca o analisi stessa, diviene sempre lucente, capace di raggiungere cristalli di etica antropologica senz’alcuna banalita’ ai contenuti stessi.

Dominano nelle sue parole il respiro dell’anima in uno spazio di liberta’ assoluta, là dove la poetessa osserva la vita attimo dopo attimo e riesce a cogliere quei fotogrammi che agli occhi altrui apparirebbero insignificanti o troppo passeggeri.

Lei stessa percepisce, o meglio intuisce, l’essenza dei fatti, delle immagini, del trascorrere del tempo o spazio temporale fatto d’acqua, di sabbia, di scogliere , di raggi di sole, di nuvole, di stelle, di pioggia, di profumi agresti, di fiori e di animali; insomma un nutrimento costante e sublime dell’anima, che diviene parte integrante di tutta la sua esistenza.

“ Gialli ranuncoli/e viole del pensiero rispuntano/nelle aiuole in disgelo/L’acqua che irrora la terra/alimenterà ruscelli/della nuova primavera/Miracolo della luce della neve e il suo mistero”

Attraverso la lettura delle poesie della raccolta intitolata “Le mie parole d’acqua” di Maria Luisa Mazzarini lei stessa comunica a questo universo le proprie emozioni e stati d’animo sia individuali sia universali. Le sue poesie sono un delicato inno all’amore, alla natura, alla libertà individuale e sono in grado di carpire quelle sfumature insite nel profondo microcosmo dell’anima.

Quello che si è colto leggendo questa silloge di poesie è che sussistono nel cuore della poetessa piccoli frammenti di sentimenti che diventano rubini agli occhi del lettore . Ed è evidente che Maria Luisa non vuole nascondersi dietro versi complessi, arroganti, retorici o ardui da decifrare, viceversa, vuole mostrare fino in fondo il suo sguardo posato su quelle realtà infinitesimali atte a raccogliere nel canestro della vita tutte quelle emozioni interiori…il tutto facendolo con tre semplici “A”…Amicizia , Amore e Armonia… quasi volesse ricordare le parole di Papa Francesco quando lo stesso ci comunica che: “La vera amicizia consiste nel poter rivelare all’altro la verità del cuore.”

mercoledì 15 luglio 2015

poesia di un matrimonio




Venerdi 10 Luglio 2015 mia sorella Melissa si è sposata con Luca, ho voluto al termine della funzione religiosa leggere loro questa mia poesia...


Miei cari, in questi attimi intensi
vi vorrei parlare delle voci d’amore,
quelli voci che segnano il cammino della vita
laddove tutto nasce come gemme
nel colloquio infinito tra fiore e fiore.

Ogni voce del cuore
trapassa gli immensi abbracci
di musiche vitali, celestiali
e perdona queste lacrime di gioia
che bagnano i nostri sentimenti.

Oggi è giorno di festa e vorrei togliermi
questa insipida malinconia
per poterVi finalmente raccontare
la magia di mille colori che si fondono
con la voce della vostra anima,
mentre un riverbero di luce illumina
i vostri sorrisi, gli stessi sorrisi che riflettono
nell'ebrezza di un orizzonte sconosciuto.

L’arcobaleno risplende
nell’armonia del giorno che sorge
e riesce a cogliere i suoi colori
nei purissimi ricordi
dipinti nelle vostre pupille.

Carissimi Luca e Melissa
Voi siete un frammento di luce
che naviga nel suo spazio infinito
dove l'ennesima lacrima di un sospiro
incombe nella sua dolcezza
come figura unica di madreperla
che ci trasporta nelle onde del mare

Questa sera anche una ragione
può morire nella vastità del pianto,
un pianto che dolcemente
accarezza i vostri occhi vellutati
nei quattro punti dell'universo

Ed allora volate,…
volate nella follia del vento
nei tramonti delle stagioni,
volate nelle vostre confidenze,
nelle vostre ragioni, nei vostri respiri,
nelle vostre ninnananne,
ed allora: ...volate sempre!



giovedì 2 luglio 2015

E' morto l'amico poeta dottor professore Renato Pigliacampo







Ciao Renato ....sono stato felice ed onorato di aver letto le tue poesie quel pomeriggio a San Benedetto del Tronto, ti ringrazio inoltre per i tuoi libri di poesia che mi regalasti allora con l'intento di sapere un mio parere sui tuoi scritti. Ti ricordo con affetto e stima e seppur limitata la tua persona da un handicap vocale ...le tue poesie mi hanno profondamente toccato le corde della mia anima e dei miei sentimenti. Ti vorrei dedicare cosi' senza enfasi o proclami, come piaceva a te, un vecchio adagio degli anarchici dicendo: ''ti sia lieve questa terra''...buttando poi sulla bara un pugno di terra. Questo sono sicuro ti sarebbe piaciuto. Ciao amico poeta.

...............................................................................................................

Renato Pigliacampo (Recanati, 29 settembre 194829 giugno 2015) è stato uno scrittore, poeta e saggista italiano docente di psicopatologia del minorato sensoriale e di Laboratorio dei linguaggi per il sostegno nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Macerata.
Sordo dalla fanciullezza, è noto anche a livello internazionale avendo rivestito, per l'Italia, nella Federazione Mondiale, dapprima l'incarico di membro del dipartimento Arte e Cultura, poi nella commissione pedagogica-psicologica.

Biografia

Nato a Recanati nel 1948, a 12 anni è stato colpito da meningite, privandolo dell'udito. Ha frequentato le scuole specializzate per sordi. Poi si è laureato in pedagogia, indirizzo psicologico, col professor Roberto Zavalloni all'Università "La Sapienza" di Roma. Ha continuato gli studi nella stessa Università conseguendo il dottorato di ricerca in sociologia e ricerca sociale. Si è quindi specializzato in psicologia. Ha insegnato, per circa dieci anni, nelle scuole per sordi di Roma[1]. Infine è stato incaricato psicologo dirigente nella ASL di Recanati-Civitanova Marche. Attualmente insegna Psicopatologia del minorato sensoriale e Laboratorio dei linguaggi per il sostegno presso l'Università di Macerata.
Ha vinto numerosi premi letterari, tra cui per due volte il Premio Cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri. È stato per anni dirigente dell'Ente Nazionale Sordi, rivestendo vari incarichi dirigenziali. Ha fondato e diretto per vent'anni il periodico Il Sordudente. Ha poi fondato e diretto la rivista Poeti e Poesia e una piccola casa editrice. Ha fondato il Premio Internazionale di poesia Città di Porto Recanati, ancora punto di riferimento e di gratificazioni per tanti poeti. Collabora a numerose riviste. Nel 2001 è stato candidato al Senato per l'Italia dei Valori.
Gestisce un sito consultato sia dai sordi sia da docenti di sostegno e operatori sociosanitari.

Onorificenze

Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinariaUfficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana




Opere principali
  • Sociopsicopedagogia del bambino sordo (Quattroventi)
  • Lingua e linguaggio nel sordo (Armando editore)
  • Dizionario della disabilità, dell'handicap e della riabilitazione (Armando editore)
  • Nuovo Dizionario della disabilita, dell-handicap e della riabilitazione (Armando editore)
  • Parole nel movimento. Psicolinguistica del sordo (Armando editore)
  • Lettera ad una Ministro (e dintorni) (Armando editore)
  • Lettera a una logopedista. Dalla parte del bambino sordo (Edizioni Kappa)

Narrativa

  • Thulcandra. La città del silenzio (Transeuropa)
  • Il vergaro. Storie di contadini nella terra di Leopardi (Moretti & Vitali)

Poesia


  • Dal silenzio (Forum, Forlì)
  • Radice dei giorni (Forum)
  • Adobe (Forum)
  • Poema nimittiaka per Y (Bastogi)
  • Canto per Liopigama (Casisma)
  • Ascolta il mio silenzio (Cantagalli)
  • L'albero di rami senza vento (Iuculano

martedì 26 maggio 2015

Una memoria fuggente




Nei giorni di pioggia
stancamente affido i miei pensieri
ad un lento oscillare di un pendolo
nell'intimo gioco di remote ombre 
e disadorne immagini dell'anima.

Ascolto l'immensità delle parole.

Fisso nell'istante della vita
gli accenti di una miseria d'amore,
mani di una madre che allatta
ed occhi allucinati dal folto dolore.

Nessuna coscienza umana
percorre questo limite   impossibile,
e noi poveri cristi, carpiamo radici secche
 dentro uno spaccato d'un mondo perverso

Siamo quelli che non conoscono il pane,
siamo quelli di maledette parate militari,
siamo quelli che raccontano tragiche agonie .

Mercanti di bestie. 

Chini sulle macerie di queste morti
abbandoniamo il grido di paura
nello sconfinato deserto
e cattedrali d'infinita omertà.

Ecco cos'è la sorte.

Enigmi di vita dove la mediazione
resta immobile nell'approdo al mondo
e tutto si riversa lungo triangoli d'ombra.

Io coltivo la memoria fuggente
e la curva dell'orrore resta immutabile
un cammino senz'alcun colore
...l' esodo  innocente dal suo dolore.