"Scrivere poesie non è difficile.Difficile è viverle.." Charles Bukowsky

mercoledì 10 settembre 2014

L'argine dei ricordi




Piove.

Tutto tace nel perimetro
d'una stanza disadorna.

Affido lo scritto dei pensieri
al lento oscillare d'un pendolo
posto lungo l'argine dei ricordi.

Tu sei presente in me.

Un gioco necessario
nell'intimità di ombre remote
e disadorne immagini di passione.

Ascolto l'immensità delle parole
mentre accarezzo i tuoi capelli
nel vocio del vento di Zefiro
- embrione della mia passione-.

Il tempo divora notti insonni.

Ed io, assaporo la speranza
di questa fraterna ricchezza
nell'attesa d'emigrare nel tuo mondo
come una zattera persa nell'infinito.

Nessuno scriverà il mio nome
nell'epitaffio del nostro incontro.

Immobile ti chiedo
di contemplare i miei occhi,
eternamente aggrappati al dolore
che riflette nel profondo dell'anima
e di consumare l'ultimo respiro
nella libertà d'una semplice ragione d'amore.

Cosi' lontana da sogni beffardi.
Cosi' dolce allo sguardo dell'universo.

Un sogno proibito




Un sogno proibito

si è posato sul fondale del mio cuore
perso tra parvenze di colori
che s’adombrano nella tua dolcezza .

La voce non ha ricordi questa sera.

Ripeto a memoria l’avverbio dell'istante
come un nido d’amore
costruito dentro la tua anima.

I pensieri sono puri, innocenti.
Sensi di profonda palpitazione
si cullano immemori
nella speranza di un brivido rubato al vento.

E’ impossibile descrivere il mio girovagare
laddove un’ accordo dissonante
sale nell’alto silenzio di questo mattino.

Un desiderio di me stesso
obbedisce alla legge di una stella cadente
mentre un bagliore frenetico
si fonde nell' intimo della luna.

Domani apriro’ le porte a questo mondo
mi dissetero’ bevendo dei tuoi baci notturni
e provero’ a descriverti nell’incanto
la luce del tuo sospiro.

I respiri della notte



Non esistono confini
che segnano il divario 
dei nostri amori.

Pupille allucinate dalla speranza
osservano il calvario delle ore
che lente percorrono le umide
periferie della nostra vita.

Ecco... la vita.

La stessa vita che si perde 
nelle infinite sensazioni 
aggrappate sul fondale dell'anima,
disperse nella voce del vento,
cesellate nel volto rigato
di una madre sola.

E tu, rendi questi attimi
miele che fuoriesce
dai cirricumuli dei nostri pensieri,
essenza di mare laddove
onde spumose bagnano la tua pelle,
sale che asciugo da lacrime omertose,
follemente silenziose.

E tu,...
tu vivi negli attimi della mia solitudine
come il riflesso vitreo di un raggio di sole
che si fonde nell'intimo del tuo sorriso.

Cosi' dolce agli occhi del mondo.
Cosi' ricco ai respiri della notte

mercoledì 27 agosto 2014

Déjà vu di un giorno d'estate




Questo è il giardino dell'eden
laddove raggi obliqui
trafiggono l'ultimo respiro d'amore.

Tutt'attorno tace.

Tace l'imbarazzo delle ombre,
fuggevoli fiori dell'anima
che cesellano  notti insonni
passate tra l'oblio incessante
dei tuoi baci intensi.

E tu, chiusa nel tormento
ti elevi nello sguardo purpureo
perso nelle folte spirali del cuore.

Le tue mani sfiorano le mie
e nella conta infinita delle ore
fisso le tue dolci pupille
e le pongo al di là della luce
sopra giacigli di confidenze.

Carezzevoli sinfonie
distese nell'intimo del tuo seno....


martedì 19 agosto 2014

Recensione alla raccolta di poesie "Lanterne per riconoscermi" di Maria Luisa Mazzarini




Conosco da tempo l’amica e poetessa Maria Luisa Mazzarini, e vorrei affermare senza timori di sorta d’esserne intellettualmente onorato per la stesura di questa recensione inerente la sua ultima raccolta di poesie dal titolo “Lanterne per riconoscermi” edito dalla casa editrice Divinafollia.

Ho letto e riletto con attenzione questa silloge,  ed ho potuto ritrovare nelle parole dell’autrice  le note più autentiche della poesia stessa là dove la sensibilità umana tende a dipingere, seppur in forma ermetica, quella strada  fatta di sogni, di doni, di emozioni, di illusioni, di abbracci e di baci… frutti talvolta aspri, incompresi,… ma sempre lontani dal carattere di insapore cosmesi che hanno i prodotti di serie.

“Taci/Non aggiungere parole/a un silenzio/pieno di voci/Il cielo/il mare/il vento/ Ascolta/il cuore della notte/fino all’aba/ora si parliamo,/tenendoci per mano”
Versi che non perdono mai il contatto con il cuore, versi che sanno volgere lo sguardo sia al rigagnolo delle emozioni che scorrono  accanto al cielo in perenne mutamento di colori e segni. 

E’ questa  la poesia che nasce dalla sua totale liberazione dell’anima, lontana  da toni epigonali e stanche ripetizioni, da sperimentalismi crespi di qualsiasi sorta.

“A tocco lieve/di soffioni d’erbe/nel vento si perdono/Eppure/d’essenza d’amore vivevano./solitari/sul ramo cantano/usignoli”
Ecco la bellezza che è nella luce che esalta la natura delle cose e che non si somma, ma si amalgama nei giochi di sovrapposizione a partire dai suoi elementi più piccoli.

La concretezza dei versi si fonde con un’esigenza comunicativa aperta agli altri e alla ricerca di parole che svelino il senso delle relazioni umane, frammenti del proprio io, che aderiscono ai luoghi e ricordi del suo essere donna.

In Maria Luisa predomina lo sguardo che si sofferma sui particolari, coglie stati d’animo e colori ma tutto rimescola nelle insolite traiettorie della poesia:

“D’assenzio/labbra serrate/senza rossetto/a interrogare/un perché/perso/nel silenzio/d’un orgoglio/senza luna”

Chi scruta, guarda, sbircia, vede e, insieme, tesse fili, lo fa spesso guardando non solo indietro, al ricordo, ma innanzi a sé, «al di là del vetro», sa cogliere la luce giusta e, con moto proprio, illumina, indirizzando lo sguardo di chi legge e ascolta, il dettaglio e l’insieme, il colore e il candore. 

Illumina scene presenti e passate, oggetti cari a chi scrive e carichi di “segni”: cieli di stelle e perle di smeraldi incastonati nelle spirali di una vita senz’alcun respiro.

“Dal giardino/nevicano fiori/Su tende velate di rosa/veste/di sogni…”
Una poetica, quella di Maria Luisa Mazzarini, che rivendica la propria dignità ad esistere facendone la ragione stessa del fare poesia, al pari di metafore che divengono al tempo stesso  creature che si espandono dall'essere al divenire.

Da qui la creaturalità, che si snoda in un ciclo continuo proprio della femminilità per eccellenza, un incipit che immette nell'atmosfera di una scrittura romantica, fascinosa e sapienziale, propria dei connotati sematici delle sue parole, le stesse  che diventano  ritmo del corpo, chronos dello spazio, anche in una visionarietà onirica. 

Concludendo vorrei sottolineare come la poesia di Maria Luisa Mazzarini  sceglie un linguaggio semplice per descrivere la complessità dell’ego e dell’anima.

L’accessibilità del linguaggio è un merito conquistato a dispetto di chi facilita in apparenza, ma banalizza nella sostanza. Il mondo nelle cose si percorre in volo e si torna a ripercorrere per scelta, soffermandosi ogni volta su un aspetto nuovo, diverso, ma articola e argomenta un invito ad aguzzare lo sguardo e, di conseguenza, a operare scelte.

A tal fine ho voluto scegliere un aforisma di un celebre filoso e poeta a me caro – Khalil Gibran – lo stesso usava dire:  “Vorrei che andaste incontro al sole e al vento con la pelle, più che con il vestito, perchè il respiro della vita è nella luce solare e la mano della vita è nel vento.

giovedì 14 agosto 2014

"La casa nel borgo" Maria Enrichetta Giornelli (recensione)


 
 





RECENSIONE ALL’AUTORE


Carissimi lettori mi accingo per la seconda volta, nel volgere di poco tempo, a recensire l’ultimo straordinario lavoro dal titolo “La casa nel borgo” dell’amica poetessa Maria Enrichetta Giornelli, un mix intelligente ed eterogeno incastonato tra racconto tradizionale e silloge poetica.

Da una prima lettura dell’opera in questione, sono rimasto colpito dalla straordinaria sensibilita’ della sua narrazione, testimonianza di una singolare ricchezza umana e caparbia liberta’ emotiva.

Il linguaggio utilizzato da Maria Enrichetta è un linguaggio discorsivo, tenue, quasi colloquiale, seppur illuminato dalla grande cultura e conoscenza dei classici. Il suo “scrivere” è consolidato da figure evocate con amorevole dolcezza propriamente crepuscolare: la famiglia, la zia Amelia, la terra nativa, il mondo agreste che circonda il borgo e, soprattutto, la natura. Una natura “personificata”, tutt’uno con l’autrice, che vive una sorta di autentico panismo che la riporta alle antiche radici origini d’una umanità non ancora corrotta dal progresso, rispettosa del suo mondo e delle sue matrici sociali - culturali.

  • “La sera rimanevo con il nonno nel saloncino della musica tra le litografie che rappresentano ritratti di presunti antenati e lo ascoltavo passivamente , fissandone gli occhi sognanti nelle pupille socchiuse, mentre suonava al violino vecchie arie.”
Ogni parola di Maria Enrichetta nasce da uno slancio esistenziale laddove questa peculiarita’ viene espletata in modo elegante, dolce, non aggressivo,…mai ridondante e, soprattutto, una sorta di “sermo humilis” lontano da rigurgiti retorici . Per lo piu’ la ricerca insita nella poesia, intesa quale elemento edificate dell’umanità, diviene forza interiore che sviluppa una concezione vitale dove la poesia stessa non è piu’ “ leggenda” bensi’ movimento costante dell’intero essere vivente.

  • “Occhi spenti nel buio della luna/ celavano i tratti sfiancati/ di un volto cadente/rigato da solchi profondi/ Racconto dalle tenebre/ l’uomo affidò all’ombra/ la propria vita.”
Nelle poesie di zia Amelia, infatti, sono sempre presenti componenti di malinconia e di tristezza, che, però, vengono bilanciate dal suo amore per il borgo, la sua gente, dal suo incanto per la vita, seppur dolorosa.

A volte, nel suo percorso introspettivo sussiste una ricerca velatamente tormentosa ai propri interrogativi ma, la ricerca o analisi stessa, diviene sempre lucente, capace di raggiungere cristalli di pura ontologia e di etica umana senz’alcuna banalita’ ai contenuti stessi.

  • “Il vento segnava/ nello slancio lieve dei gelsi/ parole affiorate dall’arsura/ di una focosa estate/tra spruzzi di salsedine/nelle grotte intrise di nebbia”

  • “Il fumo delle arse erbe/ cela queste zolle/naufragate nella piazza/dove sprofonda il peso di un’orma/infangata/la melma del tempo/imprigiona l’animo/con la sbarra delle membra/un labirinto di materia/che distrugge lo spirito inerme”

Potrei azzardare a definire questa opera letteraria come la celebrazione delle “piccole cose” di memoria Pascoliana…laddove Pascoli, per l’azione del fanciullino, tendeva ad attribuire grandi valori alle piccole cose, mentre Maria Enrichetta comprende che solo l’accettazione delle cose “quali esse sono” permette di vivere e realizzare tutti quei sogni umani che passano attraverso la poesia.

  • “..sono convinta che la poesia diverrà il nuovo canto del borgo globale dove, accanto le canzoni avranno vita autonoma anche i versi che, con energia inesauribile, scaveranno all’interno di ogni uomo, di ogni cultura, rinvenendovi l’essenza comune della storia universale dell’umanità”

Maria Enrichetta, nella sua delicatezza interpretativa, mette in moto tutto l’essere del microcosmo poetico, dipingendolo sopra quadri di vita là dove tutto diviene “hebel”, cioe’: vento d’amore, soffio del silenzio, sogni che si infrangono all’alba, goccia di vita che evapora nei cuori delle persone, icone rarefatte nelle mani di Dio… un connubio di tutte le vicende soggettive che si appellano continuamente al mondo come contesto, come sede di quel flusso esistenziale da cui solo contingentemente si distacca l'io individuale.

  • “..l’inquietudine di quelle notti quando le lontre, come allora si sosteneva, spostavano le tegole del tetto con impetuoso fragore, mentre le cime dei cipressi si volgevano minacciosamente verso la finestra della mia camera divenendo misteriose ombre trascinate dalla furia del vento”

Entrando nello specifico del suo ultimo libro, potrei dire che mi sono ritrovato in quello “spazio di liberta’ assoluta”, scoprendo il “luogo o fiore piu’ bello ” attraverso valori intrinsechi alla vita, alla pace, alla liberta’, alla giustizia, all’amore in generale, al tempo che si è fermato….ed è appunto quello del tempo il motivo che attraversa e unifica la corrosione e la decadenza del mondo di affetti concordi necessari alla vita e, in primo luogo, all'esistenza della poesia.


Ed anche se gli eventi della vita ti spingono lontano, verso altre sponde, a volte senti la necessità di tornare, correndo da Lei per respirare quell’aria così particolare, quei profumi così intensi che hanno cesellato l’anima della tua infanzia, della tua adolescenza. Senti il bisogno di corroborarti per ritrovare la forza di proseguire nel cammino della vita.

  • “..Il borgo accoglie/la luce del giorno/spemperando le rissose/nubi nei sapori antichi/esalati dalle finestre/ con i vetri fumosi/ nel fruscio della brezza/che annuncia l’autunno”

Ciò che importa, sembrerebbe dire la scrittrice, è ciò che si porta dentro, la passione che si spende, quello che si tiene nel cuore e che forse può durare ed essere ritrovato al di là di ogni mutamento. E' questo cuore il vero luogo della narrazione di Maria Enrichetta Giornelli, un filo esilissimo, fragile e prezioso; un filo dei sentimenti, che si può custodire soltanto con amore....a tal proposito e concludendo, vorrei citare un grande scrittore russo, Fedor Dostoevskij, nel libro “I fratelli Karamazov” , laddove egli stesso scriveva:

  • “ Sappiate, dunque, che non c’è nulla di più elevato, di più forte, di più sano e di più utile nella vita che un bel ricordo, specialmente se è un ricordo dell’infanzia, della casa paterna… Se un uomo riesce a raccogliere molti di questi ricordi per portarli con sè nella vita, egli è salvo per sempre. E anche se uno solo di questi ricordi rimane con noi, nel nostro cuore, anche quello solo può essere un giorno la nostra salvezza.”


martedì 12 agosto 2014

Perduto nell'immenso





Tutto risulto' cosi' appagante
nel dolce risveglio del giorno
dove la mano dell'amore
accarezzava gli ultimi
pulviscoli d'oro della notte
depositati nel manto del tuo profumo.

Nessun canto desta le infinite emozioni
che danzano sopra un palco di stelle
e come passi rotti dalla prima rugiada
bagnano le tue labbra delicate
nel pieno respiro dell'anima.

Io ti guardo perduto nell'immenso
e nulla toglie al ricordo remoto
la vastita' delle tue dolci parole
le stesse che ad ogni ora
scuotono il palpito del mio cuore.





domenica 3 agosto 2014

Irraggiungibile desiderio




Pervaso dai tuoi respiri
innalzavo il canto dell’anima
fino a raggiungere
i limiti omertosi del silenzio.

Ombre solitarie percorrevano
le sponde incantate dei nostri sospiri
laddove i battiti dei cuori solitari
s’ intersecavano nel lento scorrere
del tempo che fugge all’infinito.

Tutto era cosi’ dolce agli occhi del mondo
…tutto era così tenue al pianto della notte.

Irraggiungibile era il desiderio
che pareva essere sempre più ardito
come un nido di seta cesellato
 nelle profonde spirali del nostro amore.

(SIBA)

* curiosando nel mondo dei blogger e di internet ho trovato una bellissima poesia di questo autore/autrice firmata SIBA...ho "rubato " questa perla e postata sul mio blog.


giovedì 31 luglio 2014

Onde del tuo corpo




I tuoi occhi

orlavano la luce del giorno
dentro stretti perimetri di specchi
e lentamente,
ad ogni abbraccio dell’anima
si perdevano
nelle sette fonti d’amore.

E tu, mi apparivi senza veli
nel pudore naturale
che ardeva illimite in quella stanza.

Pazzo, palese in ogni suo singhiozzo
era l'incessante battito del cuore
e l'ombra di ogni tuo sospiro
tremava nelle supreme nuvole bianche
come rondini appese ai fili delle tue palpebre.

by  STEVE  ALLISON

martedì 22 luglio 2014

Una verita' nascosta




Un pensiero d'argilla
plasma l'assurdo respiro,
che tristemente percorre
la coltre magica dei tuoi
orizzonti impossibili.

Osservo la verita' nascosta
che sgorga alla foce
della mia malinconia
mentre il silenzio racconta
le sue misere esequie
spoglie delle proprie radici.

Ma io vivo stancamente.

Vivo nell'impossibile stesura
di uno spartito privo di note
e quando si fa sera adagio i ricordi
e li racconto nel silenzio assoluto
abbracciato lungamente a te
dentro una cella di viva di speranza.


lunedì 21 luglio 2014

Francesco Baccini a Folignano (AP)











L'amico cantautore genovese Francesco Baccini ha tenuto a Folignano (AP) un concerto esibendosi nelle sue migliori interpretazioni...una su tutte la cover di Luigi Tenco "Mi sono innamorato di te". Che dire? Grande Francesco !!

mercoledì 16 luglio 2014

Entro in questo amore come in una cattedrale (Maria Luisa Spaziani)






Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.

Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.

Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.

Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.

Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.

Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei.



Ossessivo pensiero







L'ora della quiete
giace impaurita
nel grembo del firmamento
e muta i suoi riflessi
nella memoria del tempo.

Tu rivivi solinga
la lucidita' della notte
e vegli castamente
nel volto inutile della paura.

Ma la tua immane fatica
resta nella bocca morta
a ricordare antichi presagi
e cerchi concentrici
persi nell'ossessivo pensiero
nascosto nell'arco immenso
del nostro dolce amore.



lunedì 14 luglio 2014

Tu chiamerai il mio nome





Tu chiamerai il mio nome,
lo chiamerai nella follia del vento
sperduto nel vortice della solitudine
calpestando ogni traccia d'umanita'.

Tu chiamerai il mio nome,
forse rinnegando le illusioni della vita
lo chiamerai nel sonno di una preghiera,
sopra un giaciglio di conchiglie,
con la forza dirompente del cuore
perso nelle spirali dell'anima.

Tu chiamerai il mio nome,
lo chiamerai in punta di piedi,
nella vanagloria di un'amore finito,
dannatamente lo chiamerai
nel comune senso di un pudore
o come un'immagine sbiadita dal tempo.

Tu chiamerai il mio nome,
nel vuoto illimite delle cose
lo chiamerai elemosinando i tuoi sogni
amante delle promesse inceste.

Tu chiamerai il mio nome
al riparo tranquillo della notte,
lo chiamerai sopra sponde d'omerta'
appianando il cammino delle lacrime.

Tu chiamerai il mio nome, ed io
staro' perennemente vicino a te
senz'alcuna violenza dell'anima
forse per sempre vicino al tuo respiro.




mercoledì 9 luglio 2014

Love me tender (amami teneramente)





E furono i nostri occhi
la luce dell'incontro,
Il respiro delle cose,
l'ombra fuggevole del piacere
umida come il pianto
e dolce come il miele d'acacia.

E furono le lacrime mute
le sole parole che ascoltai,
i pensieri soavi dell'oblio,
i colori lucenti fissati
nelle spirali esistenziali.

Ma tu, ... tu apri
lo spiraglio dell'alba nascente, 
la brezza che intenerisce il volto,
e bagni con le tue labbra
la greve arsura della mia anima

Ma tutto tace,
e non esiste un ricordo che muore,
che trema nel buio della notte ,
esistono solo i tuoi abbracci silenti
persi nella voce del vento.

Ieri, da questo orizzonte,
s'è  aperto l'istante del tuo diario
laddove le uniche parole 
sono incise sopra un pentagramma 
di lucida follia e tenero amore.

XVII sonetto (cento sonetti d'amore) di Pablo Neruda





Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

separatore grafico

martedì 8 luglio 2014

Il primo incontro







Lungo i confini del viale
respiro l'affanno del tempo
mentre l’edera rampicante
maligna s'aggrappa
sul fondale dell'esistenza.

Ma tu, sciogli queste miserie
donandomi un tenero bacio

Ed io, sospeso tra verdi oleandri
e lati oscuri dell'anima
descrivo la mistica d'amore
che sopraffina s'addensa
nei folti meandri del tuo cuore.

Noi respiriamo a fondo
il racconto di questa poesia

L’iride di un arcobaleno
che cesella infiniti pulviscoli d'oro
persi dolcemente
tra il palmo della tua mano.

lunedì 30 giugno 2014

Amanti notturni




Domina il lungo respiro
posto nell’epicentro
dei colori albastri dell’anima
mentre la fioritura di un ciliegio
s’ammanta della sua ombra
nel dolce meriggio di Giugno.

Cristallina è la voce del vento
- quintessenza di un dolce sorriso-
perso nel candore di una solitudine
che lentamente lacera
l’umile tela della nostra poverta’.

Domani riprendero’ con la vita
l’ennesimo dialogo interrotto nel tempo
una stanca e breve narrazione del cuore
che si fonde nell’abbraccio infinito
di due amanti nascosti nella notte.

giovedì 26 giugno 2014

Moon River





Forme irrangiungibili
di pensieri sono incisi
nell’almanacco della mia vita.
là dove scandiscono il passo sottile
delle memorie ormai trascorse.

Ascolto questa canzone soave
nel limbo di un respiro dell'anima.

“..Moon River wider than a mile..”

Note di una leggenda
narrata nella voce della notte.

Onda dell'anima
accavallata nel soffio del vento

Conchiglia d’amore
ripiena del tuo eco…

martedì 24 giugno 2014

Quando la notte



Quando la notte 
è fitta di silenzio, 
ho bisogno di toccarti 
e baciarti.
Tu non sai 
questa voglia matta
di danzare solo 
nel riflesso della luna.
Ma tutto svanisce 
là dove una luce
adorna i respiri
del nostro sepolcro.

lunedì 23 giugno 2014

Notte d'amore




Tu mi narravi storie d'amore
nelle lunghe notti insonni,
mentre il palpito del cuore
riaccendeva la fiamma
nella folta spirale umana.

Nulla era stato cosi' perfetto.

Come perfetto era il respiro
di parole e pensieri latenti
intrecciati nell'eros del sogno, 
microcosmi di fotogrammi
persi nei meandri dell'anima.

Ora, tutto tace 
nel buio di questa stanza.

Pulviscoli d'oro
si fondono lentamente 
nei  colori solenni
d'un tramonto estivo.

Cosi' struggenti ai tuoi occhi.

Così immortali al tuo sorriso.

sabato 14 giugno 2014

Tu non mi troverai (a Luca Canali)



Tu non mi troverai
lungo l'argine 
di questo fiume.
Forse mi troverai 
appeso ad un lampione
di una vecchia città
laddove anche Cristo
avrebbe difficoltà
a respirare l'amaro
di un tormento mai morto.
Forse sarà l'ultima
ninnananna
che declamero' nel pantano
della mia poesia. 

    ( a Luca Canali)

mercoledì 11 giugno 2014

E' morto il poeta e scrittore Luca Canali




E' morto il poeta LUCA CANALI uno dei miei autori preferiti.

....tratto dall'articolo di ALESSANDRO PIPERNO del Corriere della Sera.

Anni fa, imbattendomi in «Qualcosa è cambiato» — uno spassoso film in cui Jack Nicholson veste i panni di uno scrittore recluso che cerca di esorcizzare coazioni nevrotiche di ogni sorta attraverso la pratica non meno compulsiva della scrittura — pensai a Luca Canali. Per me un caro amico, appena scomparso, una specie di mentore, a suo modo un impareggiabile maestro di stile.

Ricordo che gliene parlai, e gli dissi anche che il vecchio Jack alla fine del film se la cavava piuttosto bene: Hollywood sa come chiudere in bellezza le sue fiabe e ricompensare i suoi eroi. «Qualcosa è cambiato? — disse lui contrariato — beh, mi sa che per me non cambierà un bel niente». Era piuttosto irritato che paragonassi una commedia sentimentale alla sua vita. Non ne parlerei in modo così impudico — del disagio psichico, intendo — se esso non fosse il tema dominante di tutta la narrativa e dell’intera esistenza di Luca Canali. Una volta mi disse che, a dispetto di quello che pensano certi romantici ciarlatani, nulla è meno creativo del disagio psichico. E parlava (come al solito) con cognizione di causa. A quarant’anni Luca Canali era un uomo bellissimo, un disincantato libertino, alle spalle la Resistenza e una militanza tosta nel Pci (quando essere comunisti era roba seria) finita con un’abiura dopo i fatti di Ungheria.

Una solennità baudelairiana

Allievo riottoso e dissidente di Paratore, era da poco diventato ordinario di Letteratura latina. Frattanto aveva già iniziato la sua formidabile carriera di traduttore (Cesare, Catullo, Lucrezio...). Un suo libro bizzarro, La resistenza impura, era stato pubblicamente elogiato da Montale. Inoltre, Canali aveva prestato la sua consulenza a Fellini che stava girando il Satyricon. Poi il crollo, i ricoveri, la lunga clausura nelle tenebre dello spirito. Quando lo conobbi questa era già storia. Alla quale aveva dedicato tre libri spudorati: Autobiografia di un baro, Amate ombre e Spezzare l’assedio. Tre titoli, converrete con me, bellissimi. Che dicono tutto di Canali. Il suo desiderio di auto-calunniarsi, la sua nostalgia straziante per chi non c’è più e la lotta per liberarsi dall’assedio della malattia. Il modo attraverso il quale Canali teneva a bada tutto questo caos era la sintassi. Deliberatamente ispirata a quella latina, la sintassi di Canali conferiva alla prosa una specie di solennità baudelairiana. Un assaggio? All’inizio di un racconto si sta rivolgendo direttamente a un amico morto, di nome Pietro: «Pietro, tu eri Pietro, ma sulla tua pietra nessuno edificherà la sua chiesa. All’amico venuto in città dal suo regno di provincia per indiscutibili impegni familiari e industriali, oltre che come sempre ognuno per chi sa quale oscuro eterodosso miraggio, e certo per rintracciare passi e amici perduti, mi sono dimenticato di dire di te, che non eri più sulla terra, ma sotto, parallelo a tanti altri, orizzontale, a decomporti con il lombrico, la buccia di patata, il seme d’orzo, l’orina del randagio».

Eccolo qui, Canali allo stato puro

C’è tutto il suo materialismo, c’è l’orrore per la decomposizione. C’è l’involuzione sintattica al servizio di un pensiero disperato. Il lessico preciso e brutale. C’è l’immaginazione macabra smussata dalla pietà e dalla tenerezza. C’è, anche se dietro le quinte, la sua Roma. Una specie di sintesi tra la Roma di Augusto e quella degli artisti di via Margutta. Il cinismo, la violenza, il sesso. Tutto mescolato. Nella mia vita non ho mai incontrato un uomo più consapevolmente (vorrei dire virilmente, se non suonasse sessista) disperato di Luca Canali. La vita non ha senso. E neppure la morte ce l’ha. Dio non esiste. Il Diavolo fa ridere i polli. La sola verità è il corpo e la materia. È tutto lì. Non c’è altro. Non a caso Canali venerava Lucrezio, Leopardi e Joyce. Non che avessero qualcosa in comune (o forse sì), ma certo tutti e tre, e ciascuno in modo diverso, coltivavano un’idea non proprio idilliaca della condizione umana. È un vero peccato che Canali abbia scritto così tanto. Che non sia riuscito a disciplinarsi. E che con il tempo la sua vena si sia così opacizzata. Del resto, era lui a dirlo: la malattia, la clausura non insegnano niente, neppure a uno scrittore. Se si fosse meglio amministrato, se non avesse usato la scrittura per colmare quel gigantesco buco, forse oggi i suoi scritti migliori sarebbero inseriti nelle più selettive antologie del Secondo Dopoguerra. Ma dopotutto chi se ne frega delle antologie?

Alcuni poemi....   METASTASI
La mia vita aveva radici
avvelenate. Ora che non ho
più vita, ma una sequela
di giornate slegate, allucinate,
il veleno è passato
nella mia voce altezzosa
o in apparenza dimessa.
Non prendetela
dunque sul serio, è solo
una foce di rivi
inquinati da amore
di arido falansterio o da odio
dolente d’integri vivi.


RINASCITA


Dimesso il pensiero
d’un addio alla vita, ho voglia
di giocare anch’io nel bene
e nel male la mia esistenziale
partita, di guardare sereno
da una soglia.

SCADENZA

Sul loro consueto muretto
i vecchi pensionati leggono
il giornale, sereni, eppure
la morte li sfiora, quasi
li rende sacri, ed essi
ne apprendono i connotati dai
quotidiani massacri.


DOMITILLA

Un'ombra di
smarrimento e di resa velava
i tuoi occhi mentre
mi cavalcavi selvaggia
e maliosa,
ma solo in apparenza
vittoriosa. La gloria
di donarti e di essere tu soprattutto
ad amare era
in realtà la tua vera
vittoria.


SENZA SCAMPO

Non avevo speranze,
ora non ho più neanche
nostalgie, vivo
nel presente, macigno
d’inutilità, cigno
prigioniero senza canzoni
di libertà o guiderdoni
perversi di virile
banalità.








Segreto di luce


            San Benedetto del Tronto (by e.m.)





Lento è il cammino di questa luce.

Un profilo rasenta i giochi
diffusi tra labbra e mani silenti.

Azzurra è la distesa del mare
che fuoriesce dalla notte trascorsa,
laddove l’intreccio di onde marine
cesellano cristalli salmastri.

Qui rinasce l’immenso vivere.

La celebrazione del vivo respiro
che seduce le spirali della mia anima.

In silenzio tendo le mani
e resto ai bordi della scogliera
contemplando nuvole di fantasmi
che ondeggiano ubriache nell'infinito.

Immortali fotogrammi
che asciugano i tuoi occhi colmi d'amore.





giovedì 5 giugno 2014

L'unico volto d'amore




Era il crepitio del cuore
la sola fessura 
che lentamente s’apriva
alla follia delle mie paure.

Silenziose.
Omertose.
E mai un riflesso,
uno specchio,
una pozzanghera,
una sola goccia di rugiada
dove immaginare
l’unico volto d’amore.

Di contro le sole rocce,
gli scogli d’un mare in tempesta
m’apparivano sul volto della luna.

Aride le speranze del tempo
che sovrastano l’infinito.

Non vi è consonate
nello spartito della vita.

Un diario senz’alcun respiro
narra l’esodo del pianto
e tu non sai,…non sai
le mie estenuanti attese
nelle spirali d’un abisso profondo.

E tu, fà che non sia piu’ notte.
Basterà il profumo delle tue labbra.